Paulo Fonseca

ULTIME NOTIZIE AS ROMA DERBY – Il giorno dopo in cui la famiglia Friedkin e il general manager Tiago Pinto hanno scoperto quanto faccia male perdere il derby di Roma, la parola d’ordine ufficiale che filtra da Trigoria è una sola: “inaccettabile”. Proprio ciò che pensa il tifo, riferisce la Gazzetta dello Sport.

In un campionato assai equilibrato, gli scontri diretti assumono un ruolo più importante del consueto. Sotto questo aspetto, però, è tutta la gestione di Paulo Fonseca a essere deficitaria, visto che sotto la sua guida la Roma ha vinto solo 3 «big match» sui 18 disputati (Coppa Italia compresa). Decisamente troppo poco, quindi, per maturare enormi ambizioni. Senza contare che in questa stagione, nei match con Napoli, Atalanta e Lazio sono emersi limiti caratteriali che hanno portato alla disfatta, mentre con Juve, Milan e Inter la squadra non ha saputo gestire il vantaggio.

La proprietà vuole capire. Per questo ieri ha parlato col nuovo g.m. portoghese, che a sua volta è stato a colloquio con l’allenatore. Se in questo campionato la squadra giallorossa ha ottenuto solo 3 pareggi in 6 partite, subendo in queste sfide ben 18 gol, significa che il malessere ha radici profonde, visto che sono tante le squadre ad aver fatto meglio dei giallorossi. Ma l’impressione è che i Friedkin per il momento non vogliano istruire processi, L’input è chiaro: cogliere l’opportunità del rapido ritorno in campo contro lo Spezia in Coppa Italia (martedì) e campionato (sabato). Tutte partite da giocare all’Olimpico, sperando nella cura domestica.

Per riuscirvi, occorrerà ritrovare l’apporto dei più esperti, che spesso sono mancati. Dal punto di vista comunicazionale, infatti, Fonseca non ha convinto né ne post-Atalanta (quando ha parlato di prova «da ragazzini»), né nel post-Lazio (quando ha parlato di inesperienza). Vero che Ibanez al suo primo derby è naufragato, ma a mancare all’appello venerdì sono stati i senatori, da Smalling a Dzeko, da cui è lecito attendersi di più, soprattutto in quei big match che possono decidere la stagione. In ogni caso, dando alla Roma anche quello di Verona tolto a tavolino, i giallorossi avrebbero 35 punti, gli stessi dello scorso anno, nonostante lo stesso Fonseca abbia affermato che la squadra sia «più forte».

Ieri l’allenatore ha parlato con la squadra, evidenziando gli errori commessi. Ma se gli errori individuali non sono mancati, le mosse del portoghese sono parse poco convincenti. Mentre si è coro ai ripari su Lazzari (così come su Hakimi) solo quando è stato troppo tardi, l’innesto di Pedro ha sbilanciato ulteriormente la Roma, che ha corso il rischio di subire molte più reti. In generale, se la manovra è bella se ci sono spazi per ripartire, davanti a chi fa della densità difensiva un valore i giallorossi soffrono e offrono spazi, mettendo in crisi la difesa. Insomma, l’impressione è che a Fonseca manchi un Piano B.

Certo, il tecnico da tempo chiede di potenziare la rosa. I nomi restano i soliti: El Shaarawy o Bernard in attacco, Montiel o Celik in difesa, oppure un giovane di prospettiva (Frimpong o Soppy). Una cosa è certa: la Roma deve uscire dalla palude del derby al più presto. Altrimenti a fine stagione, da Fonseca in giù, rischieranno in tanti.

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