NOTIZIE AS ROMANumerosa ma non lunga. L’equivoco sulla rosa della Roma è riassumibile in un aggettivo. Perché quantità non equivale a qualità e il credo dell’uno vale uno, è già stato sconfessato da tempo anche in politica.

Normalmente una panchina viene considerata lunga quando chi entra non fa rimpiangere chi esce. Purtroppo non è il caso dei giallorossi che mostrano di avere lacune già nei titolari, figuriamoci nelle riserve.

A partire dal terzino destro. Se dei 5 in rosa tra quelli che hanno iniziato la stagione e Peres arrivato a gennaio (Florenzi, poi girato in prestito al Valencia, Santon, Zappacosta, all’occorrenza Spinazzola e appunto Peres) – nemmeno uno riesce ad affermarsi, è la conferma che nel ruolo il portoghese amerebbe altro. E non è un caso che sul mercato si è sondato Tomyasu e parlato con il River Plate per Montiel.

Discorso analogo per i centrali: dietro Smalling e Mancini (tra l’altro non sempre irreprensibile durante la stagione) c’è il vuoto.

In mediana Diawara palesa un’involuzione che dimostra tutti i limiti di un calciatore che finché è stato sostenuto dalla vigoria fisica ha fatto benino.

Venuta meno quella, si è capito perché Sarri e Ancelotti, non proprio gli ultimi allenatori al mondo, in tre anni gli avevano regalato soltanto 2343 minuti (l’equivalente di 26 gare su un totale di 114). Cristante, che la migliore stagione in carriera l’ha giocata come trequartista nell’Atalanta, continua ad impegnarsi come regista. Ruolo che fatica però ad entrargli nelle corde.

In attacco Under è sparito, Kluivert conferma i pochi alti e i molti bassi che hanno contraddistinto la sua esperienza romana, Perez ha bisogno di tempo, Perotti appare e scompare a seconda delle noie muscolari che lo affliggono mentre Pastore appare lento anche con questi ritmi compassati post-pandemia. Capitolo a parte merita Kalinic. Il croato dovrebbe far respirare Dzeko. Tuttavia tra i 26 minuti giocati con il Milan e i 10 con la Sampdoria (compresi i recuperi), ha toccato il pallone appena 9 volte e non ha mai tirato in porta. Non proprio dettagli trascurabili per un centravanti.

(Il Messaggero)

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