Giuseppe Giannini

“Siamo stati a un passo dalla storia”. Non fu nemmeno la prima volta, quel 22 maggio del 1991, che Giuseppe Giannini andò vicino all’impresa con la maglia della Roma. Quella volta, però, la finale di Coppa Uefa contro l’Inter sembrava davvero alla portata. E invece la Roma non riuscì a ribaltare lo 0-2 subìto all’andata dai nerazzurri a San Siro, negando al “Principe” la gioia di alzare un trofeo nel suo stadio e davanti ai suoi tifosi.

Oggi sono 29 anni esatti da quella partita: il ko brucia ancora?
Dopo tutto questo tempo, il rammarico è quello di aver fallito un appuntamento con la storia, ci siamo solo andati vicini. Un po’ siamo mancati noi, soprattutto nella partita di Milano, un po’ abbiamo incontrato una squadra che era piena zeppa di grandi campioni.

Quella Roma è stata una squadra un po’ sottovalutata?
C’erano campioni, ma era anche una squadra “rognosa”, quadrata, con personalità. Eravamo tosti da battere, oltre all’aspetto tecnico c’era anche quello caratteriale. Lo abbiamo dimostrato realizzando delle grandi rimonte.

Come valuta l’annata della Roma?
Insufficiente, fino a quando si è giocato. Ci si aspettava qualcosa in più, negli ultimi mesi hanno perso troppo terreno. L’allenatore, però, al primo anno ha delle attenuanti, ci sono stati tanti infortuni che hanno frenato l’andamento della squadra.

In molti paragonano Lorenzo Pellegrini a Giannini.
Il gioco di accostare calciatori attuali con quelli passati è divertente ma lascia il tempo che trova. Io ero paragonato a Falcao, Lorenzo non si deve sentire coinvolto da queste cose e concentrarsi sul bene della squadra.

Dal punto di vista societario che cosa bisogna augurarsi?
La trattativa con Friedkin, grande imprenditore e manager, è in stand by. La speranza è che si possa riaccendere la voglia di investire in una piazza importante come Roma. I conti in rosso potrebbero condizionare le strategie di mercato, e speriamo di non vedere, come è successo in passato, qualche grande calciatore cambiare maglia.

(Corriere della Sera)

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