L’impressione è che sul nuovo stadio della Roma gli astri stiano ritrovando le configurazioni più corrette. Non è un caso, infatti, che anche ieri Virginia Raggi sia tornata a parlare dell’opera, e con accenti più possibilisti rispetto al recente passato.

È un progetto enorme – ha detto a Radio Rock -. Non abbiamo mai smesso di lavorarci. La Conferenza dei Servizi ha approvato il progetto con una serie di prescrizioni. Stiamo lavorando col club per rispettare queste prescrizioni e a breve ci saranno novità“.

Inutile dire che sia quell’”a breve” ad aver attirato l’attenzione degli osservatori. Facile associare l’ottimismo della sindaca della Capitale col ritorno in scena di Radovan Vitek, il magnate ceco che, prima della pandemia, era stato ad un passo dall’acquistare le tre imprese di Luca Parnasi, tra cui Eurnova, che detiene i terreni di Tor di Valle su cui dovrebbe essere costruito lo stadio. L’imprenditore – ora affiancato nell’operazione da un fondo Usa, York, in passato avvicinato a Palermo e Samp – adesso vuole spendere il 20-30% meno rispetto ai 300 milioni pattuiti in inverno e quindi ciò può allungare i tempi.

Sul fronte stadio, comunque, Vitek ha bisogno di un interlocutore. Prima della pandemia lo era stato Friedkin, che può tornare a diventarlo se l’acquisizione del club riprendesse quota. Altrimenti toccherà a Pallotta.

(Gazzetta dello Sport)

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