Qualcosa si muove. Lentamente ma si muove. La Roma è stata investita dal ciclone post Covid-19, che ha bloccato la cessione del club da James Pallotta a Dan Friedkin, dilatato ancora i tempi della telenovela sullo stadio di proprietà e aggravato conti già in profonda sofferenza.

In più, il risultato venuto dal campo è stato inferiore alle aspettative e alle necessità: il quinto posto terrebbe la squadra fuori dalla Champions League per il secondo anno consecutivo, con pesanti ricaschi sulle entrate. Fonseca ha parlato spesso di «anno zero», ma il monte ingaggi (con Dzeko a 7 milioni fortissimamente voluto dall’allenatore) è assai superiore a quello di Lazio e Atalanta, ben più avanti in classifica.

Per Milano Finanza c’è stata una breve telefonata tra Pallotta e Friedkin «impegnati a scambiarsi nuovamente le informazioni necessarie». Traduzione: Friedkin resta fermo in attesa del bilancio al 30 giugno, aspettando anche l’eventuale ripresa del campionato il 13 o il 20 giugno, che metterebbe i club in una posizione di maggior forza nel contenzioso con Sky e Dazn sui diritti tv. Di sicuro, in caso di una difficile ripresa della trattativa, le cifre per la cessione saranno ridimensionate. Nell’attesa, Pallotta si è sfogato su Twitter contro Charlie Baker, governatore del Massachusetts, in seguito all’annuncio di quest’ultimo sulla strategia di riapertura del New England: «Hai mandato in bancarotta mezza Boston. Ignoranza».

Sul versante stadio vuole risparmiare anche Radovan Vitek, l’immobiliarista ceco che doveva rilevare da Unicredit le società di Parnasi, tra le quali anche Eurnova, legata alla costruzione del nuovo stadio di Tor di Valle. Ieri la sindaca Virginia Raggi ha parlato a Radio 24: «Lo stadio sta andando avanti. Il dossier è sul tavolo. Parleremo quando sarà il momento opportuno. Ci sono tanti temi e noi stiamo privilegiando l’apertura dei cantieri». Un catenaccio.

Smentite le voci su un ritorno di Massara come ds: Petrachi è stato salvato dal contratto fino al 2022. Servirà, però, un mercato molto migliore di quello passato. Anche la trattativa con il Lipsia per Schick è stata condotta male, lasciando sempre ai tedeschi (anche loro pretendono un forte sconto) il coltello dalla parte del manico. Trovato invece un accordo con Giacomo Bonaventura (due anni più opzione per il terzo), in uscita a parametro zero dal Milan. Sarà lui il rinforzo, visto che non si può spendere per Mkhitaryan. Fonseca dovrà ridimensionare le richieste di mercato: l’azzardo di prendere trentenni in prestito (Smalling, Mkhitaryan, Zappacosta e Kalinic) non ha pagato. L’unico ad aver avuto un rendimento importante è il difensore inglese, che però è senza diritto di riscatto, premio di valorizzazione o percentuale sulla cessione. Quella, invece, che la Roma dovrà pagare al Basaksehir in caso di vendita di Cengiz Under o all’Inter nel malaugurato caso che sia necessario sacrificare Zaniolo.

(Corriere della Sera)

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