Josè Mourinho

AS ROMA NEWS VENEZIA MOURINHO – Entra in campo, il campo mediatico, in ciabatte. Zoppica: «Colpa di Kumbulla, mi ha rotto un piede in allenamento». José Mourinho scherza sull’episodio capitato giovedì, un pestone che lo ha costretto a una seduta di fisioterapia, scrive il Corriere dello Sport.

«Lui giocava, io dirigevo. Proprio lui che è grande e grosso doveva venirmi addosso?». Ma è una vigilia di messaggi e sarcasmo, quella che precede l’ultima partita all’Olimpico della Roma. Mourinho saluta l’uditorio con una dichiarazione spontanea: «Vorrei fare con un giorno di ritardo gli auguri di compleanno a mister Zeman». Un’altra stilettata, stavolta molto elegante, al collega che lo aveva punzecchiato sulla finale di Conference League. E che giusto l’altro ieri, mentre compiva 75 anni, era stato eliminato con il Foggia dai playoff di C. 

Prima, Mourinho era tornato sul tema più caldo: gli arbitri, adombrando tra il serio e il faceto un programma collettivo. «So che molti sperano che la Roma arrivi ottava – ha detto – perché se poi vinciamo la finale di Tirana l’Italia avrà otto squadre in Europa (è vero, il regolamento Uefa parla chiaro, ndr). Questo però non deve avvenire al prezzo di ingiustizie verso persone come noi che lavorano tanto. Lunedì la Fiorentina ha giocato bene, aveva un motore diverso dal nostro, ma noi siamo un po’ stanchi degli arbitri e del Var. Dopo le partite della Roma vengono puniti, perché hanno sbagliato, vengono sospesi. D’accordo ma i punti in classifica dove sono? Questo è il problema. Se siamo ancora in una posizione di classifica tra il quinto e l’ottavo posto, è anche per la mancanza di rispetto che abbiamo ricevuto. Non farò i complimenti alla classe arbitrale a fine stagione». 

Parole forti, che la società condivide in pieno. E che però non devono distrarre la squadra dalla partita contro il Venezia, a questo punto quasi decisiva per la corsa al piazzamento europeo: «Voglio arrivare quinto o sesto in campionato, perciò credo e spero che i giocatori siano concentrati sull’obiettivo. Dobbiamo vincere per essere padroni del nostro destino venerdì prossimo a Torino». La formazione sarà vicina a quella che affronterà il Feyenoord nella finale di Conference: «Non siamo nelle condizioni di cambiare 8-9 uomini, anche se siamo stanchi. La nostra rosa non ce lo consente. Farò riposare un paio di giocatori oggi e un altro paio a Torino, in modo da concedere una pausa a qualcuno. Ma niente di più». 

Proprio la ristrutturazione dell’organico è il perno ideologico del futuro che Mourinho sta costruendo con la Roma: «A livello di organizzazione siamo già cresciuti tanto rispetto a quando sono arrivato. Ma se sono venuto qui è perché penso che il club possa arrivare molto più in alto. Anche la proprietà la vede come me. Però ci vuole il tempo necessario. Vedremo cosa riusciremo a fare l’estate prossima».

Si riferisce al mercato, ovviamente: «E’ un discorso di qualità della rosa ma anche di quantità. Se andiamo a contare quanti chilometri hanno percorso Ibañez e Cristante, ci rendiamo conto che in certi momenti della stagione soffriamo la mancanza di alternative che siano sullo stesso piano. Dobbiamo crescere a poco a poco. Abbiamo organizzazione, come dicevo prima, e talento. Un talento fondamentale è la passione dei nostri tifosi, che stasera saluteremo dopo la partita a prescindere dal risultato».

Un altro talento è certamente Zalewski, che ha saputo ritagliarsi uno spazio inatteso e improvviso: «L’obiettivo per l’anno prossimo è inserire altri tre/quattro ragazzi della Primavera per farli maturare negli allenamenti con i calciatori più esperti. Nicola è stato bravo a sfruttare l’opportunità quando è stato chiamato in causa, nel secondo tempo contro il Verona, sul risultato di 0-2. Ma il lavoro su di lui, che rappresenta un grande successo per la Roma, risponde al nostro progetto. Sono certo che in futuro altri giovani sapranno cogliere al volo le possibilità che si creeranno». Il nome che Mourinho ha in testa, potete giurarci, è Edoardo Bove

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