Editoriale
Capello ha ragione: le radio romane sono il vero male della Roma. È tempo di spegnere il rumore e rimettere al centro la squadra
Quando Fabio Capello parla, bisognerebbe ascoltare. Non per ossequio al passato, ma perché chi ha vinto davvero conosce la piazza di Roma meglio di chiunque altro. Le sue parole, pronunciate nei giorni scorsi, sono la fotografia esatta di una realtà che molti fingono di non vedere: “A Roma è una festa quando vinci, ma quando perdi tutto va rifatto. Le radio hanno un potere enorme e gestire questa romanità non è semplice.” Capello non ha fatto altro che dire ciò che da anni tanti evitano di ammettere: il più grande problema della Roma non è la squadra, non è l’allenatore e non è la dirigenza. Il problema sono le radio romane.
In nessuna altra piazza italiana — e probabilmente europea — esiste un ecosistema tossico come quello che ruota intorno alle emittenti locali. Un sistema costruito su cambi di umore repentini, su una narrazione che passa dalla santificazione alla distruzione nel giro di 24 ore, su opinioni che vengono spacciate per verità assolute nel tentativo di mistificare la realtà e manipolare il pensiero dei tifosi, fino a trasformare il tifo in un campo minato. Qui non si informa: si manipola. Non si analizza: si condanna. Non si ama la Roma: si ama il rumore che si è capaci di generare.
È per questo che allenatori come Capello e Gasperini non hanno mai dato peso a quelle frequenze: perché non rappresentano informazione, ma distorsione. La verità è dura da dire, ma è ormai inevitabile: le radio romane sono il cancro della Roma, un male che corrode la serenità dell’ambiente e altera costantemente la percezione di tutto ciò che accade. Finché ci saranno sponsor e inserzionisti pronti a finanziare questo circo, il loro potere — del tutto immeritato — continuerà a crescere nelle mani di speaker che non sanno di calcio, non capiscono di calcio, ma si autoeleggono idoli di una tifoseria intera pur non avendo alcun valore umano né professionale.
Questa piazza merita molto di più. La Roma merita molto di più. E noi stiamo dalla parte di Capello e di Gasperini, dalla parte di chi lavora con serietà, equilibrio e responsabilità, e non dalla parte di chi vive di isterie quotidiane. Bisogna rimettere al centro la Roma, non i personaggi che ci girano attorno e che da anni avvelenano il dibattito pubblico nella Capitale.
Tra pochi giorni inizierà il 2026, e l’augurio — forte, necessario, inevitabile — è che molte di queste radio possano finalmente spegnersi, lasciando spazio a un’informazione più sana, più competente e più rispettosa. La speranza è che il futuro riporti il tifo al suo posto, lontano dalle manipolazioni e dalle distorsioni di chi non ha né arte né parte. Perché Roma non ha bisogno di più rumore: ha bisogno della verità, dell’onestà e della Roma al centro di tutto.
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