Editoriale
Perché Walter Sabatini parla ancora della Roma? Dopo i disastri del passato, la piazza merita rispetto
AS ROMA NEWS SABATINI – È veramente incomprensibile come Walter Sabatini continui ancora oggi a parlare della Roma, quasi sentendosi in diritto di dare giudizi e analisi su un club che, durante la sua gestione, ha dovuto affrontare più problemi che certezze. Eppure c’è chi continua a offrirgli spazio mediatico, come se la sua esperienza nella Capitale fosse stata un modello di virtuosità. La realtà, però, è ben diversa — e la tifoseria romanista non l’ha dimenticata.
Sabatini, nei suoi anni a Roma, ha portato più di 150 giocatori, una quantità spropositata che da sola basterebbe a far riflettere. Di questi, forse una decina sono riusciti a emergere davvero; il resto? Un esercito di meteore finite nel dimenticatoio, giocatori mai esplosi, profili che sono svaniti nel nulla o che hanno addirittura smesso di giocare a calcio. Una gestione caotica, dispendiosa e priva di un’identità reale, che ha lasciato più cicatrici che ricordi positivi.
E come dimenticare alcuni episodi simbolici del suo operato? Sabatini era quello che voleva vendere Daniele De Rossi al Manchester City, salvo poi cambiare idea dopo un Livorno–Roma in cui DDR segnò un gol straordinario da fuori area. Le mani tra i capelli non erano per la bellezza del gesto tecnico, bensì per il fatto che non avrebbe più potuto cederlo. Un’immagine che ancora oggi irrita la tifoseria.
Era anche quello che tentò di forzare Osvaldo ad accettare una cessione, mettendolo alla mercé dei tifosi durante un ritiro, consapevole che la contestazione avrebbe spinto l’attaccante all’addio. Episodi che parlano da soli, e che riflettono un atteggiamento che nulla ha a che vedere con il bene della Roma.
Non bastasse, prima di arrivare nella Capitale Sabatini si era definito con orgoglio un uomo dalla “fede incrollabile laziale”. Un dettaglio che forse altrove passerebbe inosservato, ma che a Roma pesa eccome, perché il rispetto per la storia e l’identità di un club non può essere opzionale.
Per tutto questo, risulta davvero grottesco che oggi Sabatini venga ancora interpellato come se fosse un’autorità morale sul mondo giallorosso. La verità è che Sabatini non è una figura che abbia fatto bene al calcio italiano: è un personaggio che ha sempre cercato la ribalta, un arrivista, un presuntuoso disposto a tutto pur di tornare al centro dell’attenzione.
E sia chiaro: chi gli dà voce, è complice. Complice di una narrazione che non rappresenta il bene della Roma, che non rispetta la sua storia, e che soprattutto non rispecchia ciò che la tifoseria desidera in questo momento. Perché chi ha lavorato con Pallotta, chi ha contribuito a un periodo di confusione e mancate vittorie, non merita il rispetto dei romanisti.
La Roma di oggi è un’altra cosa. E merita voci nuove, competenti, e soprattutto pulite. Non nostalgie costruite artificialmente. Non lezioni da chi ha fatto più danni che progressi. Chi continua a far parlare Sabatini, semplicemente, non vuole il bene della Roma. E questo, ormai, è sotto gli occhi di tutti.
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