Gian Piero Gasperini

Gian Piero Gian Piero Gasperini aveva chiesto una cosa sola, chiara e netta: un esterno alto a sinistra, il fulcro del suo credo calcistico. Non un capriccio, ma una necessità tecnica. Eppure, come confermato dallo stesso Frederic Massara, direttore sportivo della Roma, quell’esigenza non potrà essere soddisfatta. Una resa che pesa, perché l’allenatore aveva persino rinunciato al laterale sinistro difensivo e al difensore centrale pur di favorire il colpo in attacco. La risposta del mercato, però, non è arrivata.

Il punto è politico prima che tecnico: Gasperini è stato tradito. Dalla società e da un mercato gestito in modo lento e farraginoso, con trattative portate avanti all’infinito e occasioni non chiuse quando si presentavano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’allenatore sta facendo il massimo con il materiale umano a disposizione, spesso oltre i limiti.

L’ultima dimostrazione è arrivata ad Atene. In casa del Panathinaikos, in inferiorità numerica per oltre 70 minuti, Gasperini si è inventato Jan Ziolkowski centravanti e ha rimesso in piedi una partita complicatissima, pareggiata 1-1 e valsa l’accesso agli ottavi di Europa League. Cosa deve fare di più un allenatore?

I numeri parlano chiaro: Roma terza in campionato a pari punti con il Napoli e qualificata agli ottavi di Europa League. L’unico vero neo stagionale resta l’uscita prematura dalla Coppa Italia contro il Torino. Per il resto, il percorso è di alto livello, soprattutto se si considera che le dirette concorrenti si sono rinforzate e dispongono di più frecce al proprio arco.

A Gasperini non è stato chiesto di vincere lo scudetto, ma di portare la Roma in Champions League. Un obiettivo già di per sé complicato, che diventa arduo con una rosa corta e inermi di fronte a una sequenza continua di infortuni. L’ultimo riguarda Paulo Dybala, oggi atteso da esami strumentali per valutare il ginocchio. Non a caso, anche ieri il tecnico lo ha definito “fondamentale”.

Lo scenario è critico: Malen unico centravanti disponibile, Evan Ferguson e Artem Dovbyk ai box, Dybala fuori non si sa per quanto, Manu Koné acciaccato in mezzo al campo. La rosa a disposizione è esigua, soprattutto per un allenatore che fonda il proprio gioco sulle corsie esterne e sull’intensità.

Per questo il giudizio è netto: Gasperini meritava rinforzi, in attacco e sugli esterni. Non li ha avuti. A fine stagione si faranno i conti: mancano quattro mesi, poi verrà tracciata una linea. Di certo non si può andare avanti così. Essere presi in giro non è mai bello. Ma Gasperini è un uomo di campo: porterà avanti la missione e il progetto Roma fino in fondo. Del doman, però, non v’è certezza.



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