Editoriale
Gasperini e la Roma: scelta giusta o azzardo calcolato?
AS ROMA NEWS EUROPA LEAGUE LILLE GASPERINI – La sconfitta della Roma all’Olimpico contro il Lille in Europa League non è solo un episodio, ma un campanello d’allarme che deve far riflettere. La domanda sorge spontanea: Gasperini era davvero la soluzione migliore per la Roma?
I Friedkin, affascinati dall’idea di riprodurre il “modello Atalanta” nella Capitale, hanno puntato su un tecnico che per anni ha fatto miracoli a Bergamo. Ma Roma non è Bergamo. Contesto, pressioni, rosa e aspettative sono profondamente diversi. E qui si apre un primo nodo: è stato realistico immaginare che Gasperini potesse applicare lo stesso spartito senza una campagna acquisti adeguata?
L’ex mentore Ranieri, che conosce meglio di chiunque le difficoltà dell’ambiente giallorosso, ha davvero consigliato questa strada? Oppure ci si è lasciati trasportare dall’entusiasmo di un progetto affascinante ma complicato da tradurre nella realtà romanista?
Perché il punto è chiaro: la Roma non ha la rosa per sostenere il calcio ad alta intensità di Gasperini. Troppi giocatori fragili fisicamente, troppi infortuni ricorrenti, troppi limiti tecnici per mantenere i ritmi martellanti che il tecnico pretende. Lo si è visto ieri sera: il Lille, squadra più veloce e organizzata, ha messo a nudo tutte le difficoltà di una Roma spaesata, lenta, senza idee né energie.
Gli errori dal dischetto di Soulé e Dovbyk sono solo la punta dell’iceberg: ciò che preoccupa è la mancanza di convinzione, di grinta, di quella cattiveria agonistica che dovrebbe essere la base del “Gasp style”. Non è un dettaglio, ma un segnale.
D’altronde, lo scorso anno con Juric – che si ispira proprio al calcio di Gasperini – la Roma aveva già mostrato difficoltà simili. È possibile che nessuno, nella dirigenza, abbia considerato questo precedente?
Siamo solo all’inizio della stagione, tra Serie A ed Europa League, ma i segnali non vanno ignorati. Gasperini è un top allenatore, non un apprendista. Ha scelto la Roma, rinunciando forse ad ambizioni da top club. Proprio per questo merita un progetto serio, coerente e realistico, non l’illusione di poter riprodurre un modello senza le basi necessarie.
La Roma oggi deve decidere se adattarsi al suo allenatore, costruendo gradualmente una squadra capace di reggere quel tipo di calcio, o chiedere a Gasperini uno sforzo di flessibilità: un gioco meno estremo, più adatto a una rosa fragile e incompleta.
Una cosa è certa: non c’è tempo da perdere. Le sconfitte contro Torino e Lille non possono essere archiviate come incidenti di percorso. Sono segnali che richiedono serietà, lavoro e una strategia chiara. Perché Roma non è Bergamo, e i progetti ambiziosi, senza realismo, rischiano di diventare azzardi.
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