La League Phase di Champions League si è chiusa nel modo più clamoroso e cinematografico possibile. Una serata destinata a rimanere negli annali, con il Benfica capace di strappare la qualificazione ai play-off al 98’, quando l’eliminazione sembrava ormai certa nonostante la vittoria casalinga contro il Real Madrid.
Sul punteggio di 3-2, insufficiente per il passaggio del turno, le Aquile hanno trovato il gol decisivo allo scadere. A firmarlo non è stato un attaccante, ma il portiere: Anatoliy Trubin, salito in area sugli sviluppi di un calcio di punizione dalla destra e letale con un poderoso colpo di testa per il definitivo 4-2.
Un finale da film che porta una firma ben precisa. José Mourinho, oggi alla guida del Benfica, non ha perso tempo a rivendicare la paternità dell’intuizione. Dopo il gol, lo Special One si è girato verso i tifosi urlando: «È merito mio». Ed effettivamente lo era: era stato proprio Mourinho a ordinare a Trubin di salire per l’ultima palla del match.
Nel post-gara, il tecnico portoghese ha spiegato la scelta con la sua solita lucidità: «Sapevamo che il ragazzone potesse segnare. Contro il Porto un paio di settimane fa stavamo perdendo, salì in area e sfiorò il gol. Non sapevo nemmeno che ci servisse un gol in più, me lo hanno detto dopo. Qualificazione o meno, avevo detto che dovevamo vincere lo stesso. È stata una questione di orgoglio. Anche senza passare il turno sarei stato comunque felice».
A fine partita, Mourinho è stato protagonista anche di un siparietto con Dean Huijsen, oggi al Real Madrid ma con un passato alla Roma proprio sotto la guida del tecnico portoghese. «Huijsen è stato mio giocatore a Roma, è amico dei miei figli e le nostre famiglie si conoscono bene. Ho un ottimo rapporto con lui. Era deluso, ma gli ho detto che è stato fortunato: potevamo segnare anche di più».
Ora per Mourinho si profila un’altra sfida carica di significati. Ai play-off, infatti, il Benfica potrebbe incrociare il proprio destino con quello dell’Inter o ancora una volta con il Real Madrid. Una cosa è certa: quando c’è José Mourinho, anche una notte di Champions può trasformarsi in leggenda.
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