Editoriale
La Roma e il paradosso Gasperini
AS ROMA NEWS GASPERINI – C’è una Roma che rispetta profondamente Gasperini, ma che al momento non riesce ad abitarlo. Una Roma che studia, che lavora, che si allena duramente durante la settimana — ma che, arrivata in campo, si smarrisce dentro il labirinto delle proprie buone intenzioni.
Le parole di Paulo Dybala dopo la sconfitta contro il Viktoria Plzen sono state oneste, quasi disarmanti: “Ci prepariamo, vediamo tanti video, ma poi non lo facciamo”. Non è un’accusa, è una confessione collettiva. La squadra vuole seguire l’allenatore, ma sente di non riuscirci. E dietro questa frase apparentemente semplice c’è il cuore del problema: la Roma sta cercando di essere ciò che Gasperini immagina, ma non è ancora pronta a diventarlo.
Un calcio che chiede troppo a chi non è abituato
Il calcio di Gasperini è fatto di sincronismi, di corse a tutto campo, di rotazioni continue e di automatismi che devono funzionare come un orologio svizzero. Ma la Roma non è l’Atalanta del 2019: ha giocatori di grande qualità, ma non tutti costruiti per un sistema a uomo e a intensità costante.
Quando la mente è appesantita da troppi concetti e il corpo non regge il ritmo, l’esito è inevitabile: la squadra sembra lenta, spenta, moscia, come ha detto Dybala. Il paradosso è proprio questo: i giocatori non mancano di impegno — anzi, ne mettono troppo. Vogliono accontentare l’allenatore, ma finiscono per irrigidirsi nel tentativo di farlo. E così, più provano a “giocare come vuole Gasperini”, più si allontanano dalla propria naturalezza.
L’ansia di eseguire soffoca la libertà
Si percepisce un rispetto profondo per l’allenatore, ma meno entusiasmo rispetto alla gestione Ranieri dello scorso anno. Ranieri aveva riportato leggerezza, umanità, senso di appartenenza. Gasperini ha portato metodo, rigore, e ambizione — qualità fondamentali, ma che vanno dosate con l’equilibrio giusto. Oggi la Roma appare una squadra che pensa troppo e sente troppo poco. Gioca con la testa piena e il cuore contratto. È come un’orchestra che conosce a memoria lo spartito, ma non riesce più a suonare con anima.
La via del buon senso
Il buon senso, ora, non è cambiare allenatore o riscrivere tutto. È semplificare per respirare: alleggerire i dettami tattici, restituire libertà agli uomini più rappresentativi, lavorare per blocchi più semplici e concreti, e soprattutto ristabilire un dialogo autentico tra tecnico e spogliatoio.
Dybala, con la sua lucidità, ha già aperto la strada: la squadra vuole capire, ma ha bisogno che Gasperini scenda un gradino dal piedistallo dell’idea per risalire insieme a loro sul campo della realtà.
Per ritrovare sé stessa
La Roma non è contro Gasperini — è intrappolata dentro Gasperini. Vuole interpretare il suo calcio, ma oggi quel calcio la soffoca. E la soluzione, forse, sta proprio qui: non nel rinnegare il progetto, ma nel renderlo più umano, più compatibile con le persone che lo devono vivere ogni tre giorni. Per ritrovare sé stessa, la Roma deve prima di tutto imparare a respirare di nuovo. Poi torneranno le vittorie, e con loro anche l’entusiasmo che oggi sembra smarrito sotto il peso della tattica.
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