In un calcio dominato dai falsi nove, dai centravanti di manovra e dagli attaccanti che giocano più per la squadra che per la porta, la Roma ha riportato a Trigoria una figura quasi d’altri tempi: il numero nove puro, l’uomo d’area che vive con un solo pensiero fisso in testa, quello di calciare.
Un profilo che nella memoria dei tifosi richiama inevitabilmente Gabriel Omar Batistuta, il centravanti che faceva tremare le difese con l’ossessione per il gol. E oggi, per caratteristiche e mentalità, il paragone torna d’attualità guardando Donyell Malen.
I numeri raccontano tutto meglio di qualsiasi aggettivo. L’olandese ha già calciato verso la porta avversaria 27 volte in appena 319 minuti giocati. Tradotto: una conclusione ogni 12 minuti. Una frequenza quasi maniacale, da attaccante che non smette mai di cercare lo spiraglio giusto. Di destro, di sinistro, di testa, in acrobazia: ogni pallone che passa dalle sue parti può trasformarsi in un tiro.
Non è solo quantità, ma anche istinto. Malen non aspetta la giocata perfetta, non cincischia, non cerca il passaggio in più. Vede la porta e calcia. Una mentalità rara nel calcio moderno, dove spesso il centravanti diventa regista offensivo o uomo sponda. Lui, invece, resta fedele al mestiere più antico: fare gol.
Per ora lo score dice 3 reti in 4 partite, ma la sensazione è che il bottino sia persino stretto rispetto alle occasioni create. Perché i movimenti sono continui, gli smarcamenti profondi, la capacità di attaccare lo spazio costante. E soprattutto c’è quella fame che Gasperini cercava da mesi: un riferimento offensivo che trasformi il gioco in concretezza.
In tempi di esperimenti e soluzioni ibride, la Roma ha scelto la via più semplice e forse più efficace: un bomber vero. Uno che vive per il tiro e che, numeri alla mano, ci prova più di tutti.
Se continuerà a mantenere questa media, il conto dei gol è destinato a salire. E a Trigoria, dopo oltre vent’anni, hanno di nuovo la sensazione di avere un centravanti con la porta negli occhi. Sempre.
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