Connect with us

Editoriale

Folorunsho-Hermoso, insulti sessisti e silenzi imbarazzanti: il calcio non può chiamarli “episodi da campo”

Published

on

AS ROMA NEWS FOLORUNSHO HERMOSO – C’è qualcosa di profondamente storto in quello che è accaduto all’Unipol Domus durante Cagliari-Roma. Non è solo una discussione accesa, non è un faccia a faccia tra due giocatori nervosi, non è il solito “sale del calcio”. È una scena brutta, volgare, gratuita: Michael Folorunsho che insulta la madre di Mario Hermoso con toni sessisti e frasi che appartengono ai peggiori cortili delle scuole medie, non a un campo della Serie A. Eppure, in Italia, questo viene trattato come un dettaglio. Un fastidio. Un episodio da archiviare. Come se fosse “normale”.

Il problema non è solo Folorunsho, ma il silenzio che lo circonda

L’immagine più sconfortante non è Folorunsho che, da noto tifoso della Lazio, si lancia in insulti da guerra fredda di periferia. Il vero imbarazzo è il nulla che è arrivato dopo. Nessun dibattito televisivo. Nessuna condanna chiara da parte dei grandi media. Nessuna indignazione istituzionale. Tutto passa sotto la categoria “cose che succedono”, “cose da campo”. Ma a tutto c’è un limite, e quel limite è stato superato.

“Finita la partita, finisce tutto”. No, non funziona così

Folorunsho ha provato a chiudere la vicenda con la classica frase di circostanza: “Finita la partita, finisce tutto”. Un mantra che ormai viene usato per giustificare qualunque cosa.
Ma non può funzionare così. Non in un campionato professionistico. Non con le telecamere che riprendono tutto in alta definizione. Non quando si supera ogni forma di rispetto umano.

Perché se un giocatore insulta l’arbitro viene espulso immediatamente. Ma se insulta in modo sessista la madre di un avversario, viene dato solo un cartellino giallo e tutto scorre. È qui che nasce l’ipocrisia del sistema.

Rocchi e la questione arbitrale: due pesi e due misure

È inevitabile chiedersi cosa dirà Rocchi in merito. Perché il VAR valuta ogni minimo contatto, ma non valuta la violenza verbale, anche quando è chiara e ripresa dalle telecamere. Una contraddizione che alimenta quella sensazione di impunità che spesso avvelena il calcio italiano. E che lascia passare l’idea che certe cose possano succedere senza conseguenze.

Advertisement

Non è una questione di maglie: è una questione di civiltà

Qui non c’entra la rivalità tra Roma, Lazio o Cagliari. Non c’entra il tifo. Non c’entrano le polemiche da bar. C’entra il rispetto. C’entra l’educazione. C’entra il messaggio che si manda ai giovani che guardano la Serie A. E Folorunsho, è inutile girarci intorno, si è comportato da incivile, da coattello che perde la testa e attacca sul piano personale, tirando in mezzo la madre di un avversario per farlo innervosire. Uno spettacolo indegno.

Il calcio rischia una deriva pericolosa

In un ambiente dove tutto viene minimizzato se non riguarda rigori e fuorigioco, episodi come questo finiscono per diventare “normali”, quasi fisiologici. E invece non lo sono affatto.
E non devono diventarlo.

Il calcio italiano sta prendendo una deriva preoccupante: fa finta di indignarsi per un fallo dubbio, ma si gira dall’altra parte davanti a parole che non troverebbero spazio nemmeno in una partita di quartiere. La verità è che questa storia non è stata raccontata come meritava. E il fatto che l’abbia fatta passare in sordina dice molto più del gesto in sé.

Il calcio che vogliamo non è questo. Non è quello in cui si insultano le madri, né quello in cui si giustifica l’ingiustificabile con la formula magica “finita la partita, finisce tutto”. Perché se finisce tutto così, allora significa che siamo messi molto peggio di quanto pensiamo.

FOTO: Credits by Shutterstock.com



© RIPRODUZIONE RISERVATA

🚨SEGUI "RADIO ROMA GIALLOROSSA"🚨
🚨SEGUI LIVE "ROMA GIALLOROSSA"🚨

Copyright © 2008 - 2025 | Roma Giallorossa | Testata Giornalistica | Registrazione Tribunale di Roma n. 328/2009
Licenza SIAE n. 8535
Editore e Direttore responsabile: Marco Violi
Direttore editoriale e Ufficio stampa: Maria Paola Violi

Forniamo giornalmente pronostici, suggerimenti ed anteprime sulle principali competizioni sportive. Grazie ai nostri consigli ti aiutiamo a scegliere tra le offerte dei bookmaker in possesso di regolare concessione ad operare in Italia rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il gioco può causare dipendenza patologica. Il gioco è vietato ai minori di 18 anni.

Contatti: info@romagiallorossa.it