Pierluigi Gollini

A volte il calcio regala seconde occasioni. E a volte, quelle seconde occasioni, sanno di rivincita personale. La storia tra Gian Piero Gasperini e Pierluigi Gollini è una di queste. Anni fa all’Atalanta si erano lasciati male, tra incomprensioni, frizioni e un rapporto ormai logorato. Oggi, invece, si sono ritrovati a Roma, più maturi, più consapevoli. E pronti a ripartire insieme.

La notte di Atene, nella sfida di Europa League contro il Panathinaikos, ha segnato un momento simbolico: l’esordio assoluto di Gollini con la maglia giallorossa. Una prima volta attesa, voluta, quasi cercata.

Non una prestazione perfetta, certo. L’emozione e la lunga inattività da titolare si sono fatte sentire. Ma dietro quella scelta c’è molto di più di una semplice rotazione. C’è la fiducia di Gasperini.

A inizio stagione, infatti, il tecnico aveva preso una decisione netta: togliere Gollini dal mercato e promuoverlo come secondo portiere, nonostante i rumors e l’arrivo di Vazquez. Una presa di posizione chiara, figlia di un rapporto completamente ricostruito.

E nel post gara lo stesso Gasperini ha raccontato senza filtri il retroscena: «Si allena molto bene, con lui ho avuto problemi e non lo volevo più vedere. Anzi, lui aveva problemi con me. L’ho ritrovato qua maturato e cresciuto. Ha lavorato benissimo in tutti questi mesi. Si è tolto un po’ di farfalle: in allenamento fa delle cose straordinarie che non ha fatto questa sera, ma è dovuto al fatto che era tanto tempo che non faceva il titolare». Parole sincere, quasi paterne. Parole che raccontano di un Gollini diverso, più concentrato, più professionale, più uomo.

Il passato a Bergamo è ormai alle spalle. Le ruggini si sono sciolte a Trigoria, dove il portiere ha saputo riconquistare spazio e credibilità giorno dopo giorno, lavorando in silenzio. E l’esordio europeo, al di là degli episodi, è il premio per questo percorso.

In una stagione lunga, tra campionato ed Europa, ci sarà bisogno anche di lui. Perché le ambizioni della Roma passano non solo dai titolari, ma da un gruppo unito e affidabile. E la storia tra Gasperini e Gollini, da separati in casa a complici ritrovati, è la dimostrazione che nel calcio – come nella vita – a volte basta crescere per ricominciare.



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