Editoriale
Cruciani e il calcio: quando il dilettantismo diventa rumore. Perché lo sport merita competenza, non tuttologi
ULTIME NOTIZIE CALCIO CRUCIANI – In un’epoca in cui il calcio è diventato terreno di conquista per chiunque cerchi visibilità facile, l’ennesima discesa in campo di Giuseppe Cruciani nel mondo sportivo non sorprende più nessuno. Ma resta aberrante. Perché ascoltare Cruciani parlare di calcio equivale a immaginare Bruno Vespa ospite di un podcast sperduto del web a spiegare le strategie di mercato della Juventus. Un paradosso grottesco, eppure reale.
Cruciani non è un intenditore di calcio. Non lo è mai stato, né ha mai mostrato interesse reale per approfondire lo sport, le dinamiche, la tecnica, i protagonisti. Eppure interviene, pontifica, “rivela”, perché il calcio genera ascolti e – soprattutto – introiti. È un porto sicuro per chi vuole intercettare un pubblico vasto senza necessariamente offrire contenuti di qualità. E così accade che nascano notizie strampalate, come quella in cui avrebbe raccontato di una telefonata tra Claudio Lotito e Luca Lotti, in cui il primo avrebbe chiesto consigli su come vendere un club di calcio.
Fermiamoci un momento. Davvero qualcuno può credere che Lotito – un uomo che si muove da vent’anni con sicurezza in ogni piega del calcio italiano – abbia bisogno dell’aiuto di Luca Lotti? Lo stesso Lotti che voleva imporre a tutti i costi il progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle, finito nella maniera più indecorosa possibile, tra arresti e un processo per corruzione? È questo il livello dell’informazione che dovrebbe orientare i tifosi?
Cruciani è questo: un personaggio costruito sulla provocazione, sull’eccesso, sull’esagerazione. È quello che va a Napoli per prendere in giro i napoletani. È il volto del trash più rumoroso, non certo dell’informazione. È il tuttologo che si divide tra politica, attualità, cronaca nera, calcio, misteri irrisolti, processi mediatici: un menù di argomenti affrontati con la stessa leggerezza con cui si sfoglia un volantino.
Eppure il calcio non è un volantino. È passione, competenza, approfondimento quotidiano. È un mestiere che richiede conoscenza dei regolamenti, dei numeri, delle dinamiche societarie, dei giocatori, delle trattative. È un linguaggio che non si improvvisa, un ecosistema che non si attraversa leggendo appunti dieci minuti prima di andare in onda.
Per questo è necessario dirlo con chiarezza: lasciate fare il giornalismo sportivo a chi lo pratica dalla mattina alla sera, non a chi ne fa un diversivo da palinsesto. Non a chi parla per sentito dire. Non a chi trasforma l’informazione in circo.
Il calcio merita rispetto. Merita voci credibili, non sprovveduti in cerca di click. E davanti all’ennesima performance di Cruciani, una sola parola appare adeguata. Pietà.
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