Editoriale
Roma più forte di tutto, anche dei torti arbitrali. La vetta dà fastidio, ma la squadra di Gasperini non si ferma
AS ROMA NEWS CREMONESE GASPERINI – C’è un momento, nel secondo tempo di Cremonese–Roma, che racconta più di mille analisi. Gian Piero Gasperini, appena espulso, sale in tribuna e urla di gioia aggrappandosi alla balaustra quando Ferguson fa 0-2. Non è solo un’esultanza: è un manifesto. La Roma è più forte di tutto, perfino delle tempeste arbitrali che ogni settimana provano a spostare l’inerzia di una squadra che, invece, continua a correre.
Perché una cosa è chiara — e lo si è capito allo Zini più che altrove: questa Roma dà fastidio. Dà fastidio vederla lì, prima in classifica, solida, organizzata, convinta, laddove molti non la volevano. Dà fastidio il suo entusiasmo, dà fastidio la sua identità ritrovata, dà fastidio una classifica che parla chiaro: 27 punti, vetta meritata e una squadra che, partita dopo partita, dimostra di essere una realtà e non un fenomeno passeggero.
E sì, dà fastidio a tal punto che qualsiasi episodio arbitrale borderline scatena polemiche, tensioni, nervi scoperti. Allo Zini è accaduto di tutto: il rigore assegnato e poi tolto, un metro interpretativo confuso, proteste, nervosismo. Ayroldi è stato protagonista suo malgrado, e la sensazione — condivisa da larga parte del tifo romanista — è che l’arbitraggio sia diventato una variabile ricorrente in questa stagione. Sempre nel momento sbagliato, sempre nel punto decisivo.
Chiariamo: non esiste un complotto, non c’è una regia occulta. Ma esiste una percezione evidente, tangibile, che attraversa radio, social e tribune: la Roma in vetta non è un’idea comoda per tutti. E quando una classifica sorprende, quando una squadra che non “dovrebbe” stare lassù ci resta per cinque, dieci, dodici giornate, ogni episodio viene ingigantito, ogni fischio pesa più degli altri, ogni decisione diventa un macigno.
La Roma, però, risponde come sanno fare le grandi squadre: vincendo. Lo ha fatto con Soulé, con Ferguson, con Wesley. Lo ha fatto soffrendo, reagendo, imponendo la propria qualità quando contava. Lo ha fatto con un allenatore espulso che in tribuna esulta come un tifoso qualsiasi, perché la passione è la stessa. E lo ha fatto con un gruppo che ha trasformato le difficoltà in benzina.
Chi sperava che la Roma crollasse sotto il peso della pressione o dei torti presunti o reali, oggi si ritrova con una squadra più viva che mai, solida, lucida, convinta. E soprattutto capace di vincere anche nelle giornate complicate.
Il messaggio è semplice: potete provare a rallentarla, ma questa Roma non si ferma. Non lo fa davanti agli infortuni, non lo fa davanti alle sviste arbitrali, non lo fa davanti a chi continua a considerarla una sorpresa.
È lassù perché ci merita di stare. Ed è per questo, forse, che dà così enormemente fastidio. Il resto lo dirà il campo, come sempre. La Roma, per ora, ha già risposto. Con i fatti.
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