In piena corsa per tornare nell’Europa che conta, la Roma sta costruendo le proprie ambizioni su un principio tanto semplice quanto raro nel calcio moderno: la meritocrazia. E al centro di questo processo c’è Gian Piero Gasperini, un tecnico che non ha bisogno di etichette, protezioni o scudi mediatici. Gli bastano il campo, il lavoro quotidiano e i risultati.
Per anni il suo nome è stato accompagnato da giudizi frettolosi: l’esperienza breve e complicata all’Inter, le polemiche, le caricature. Eppure chi conosce davvero la sua storia sa che spesso le narrazioni non raccontano il contesto. Gasperini ha sempre risposto nello stesso modo: trasformando giocatori normali in pedine decisive, gruppi incompleti in squadre competitive, investimenti in patrimonio tecnico ed economico. Oggi Trigoria parla la sua lingua. Una lingua fatta di intensità, aggressività, coraggio. E soprattutto valorizzazione dell’organico.
Ghilardi, il difensore che cresce a vista d’occhio
Tra gli esempi più evidenti c’è Daniele Ghilardi. Arrivato quasi in sordina, è diventato in pochi mesi una certezza. Concentrato, fisico, concreto: un centrale “vecchio stampo” che sta assorbendo principi moderni. Il riscatto appena scattato non è solo una formalità burocratica, ma la certificazione di una crescita costante.
In un mercato in cui giovani con pochissima esperienza vengono valutati cifre spropositate, Ghilardi rappresenta un investimento intelligente: rendimento subito e prospettiva di plusvalenza domani. Dopo poche partite tra campionato e coppe, il suo valore è già superiore rispetto alla cifra spesa. È l’effetto Gasperini: migliorare il calciatore prima ancora del prezzo del cartellino.
Wesley, da “strapagato” a pilastro
Discorso simile per Wesley. In estate qualcuno aveva storto il naso: venticinque milioni, troppo. Oggi quei dubbi sembrano lontanissimi. Titolare, continuo, dominante su entrambe le fasce, già nel giro della nazionale brasiliana e protagonista con il Flamengo prima dell’approdo nella Capitale. Nella Roma attuale è tra i più affidabili per rendimento e personalità. Nel calcio di oggi un esterno “normale” vale venti milioni. Wesley, per impatto e prospettiva, può tranquillamente arrivare a sfiorare il doppio. Non è esagerazione: è semplicemente il mercato. Ma, prima ancora dei numeri, conta la sostanza. E la sostanza dice che la Roma ha trovato un titolare vero.
La firma di Gasperini sulla nuova Roma
Il filo conduttore è chiaro. Gasperini non cerca alibi né protezioni. Costruisce. Plasma. Pretende. E porta risultati. La Roma che lotta per la Champions non vive solo di nomi o di romanticismo, ma di lavoro, idee e valorizzazione delle risorse. I simboli servono, certo. Ma nei ruoli chiave servono competenza e coraggio nelle scelte. Per questo oggi più che mai la strada sembra tracciata: affidarsi a chi sa far crescere uomini e giocatori. Perché nel calcio, alla fine, la differenza la fanno ancora i fatti. E i fatti dicono che con Gasperini la Roma non spende soltanto: investe. E cresce.
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