Editoriale
Roma, l’attacco mancino è il simbolo di un mercato sbagliato: Gasperini lasciato solo
AS ROMA NEWS ATTACCO GASPERINI – La sconfitta contro il Torino non è stata un fulmine a ciel sereno, ma la naturale conseguenza di un’estate passata a ripetere sempre lo stesso concetto: servivano rinforzi veri in attacco, non le solite toppe di un mercato “sostenibile” buono solo per galleggiare. Oggi la Roma si ritrova con un reparto offensivo squilibrato, prevedibile, fatto quasi interamente di mancini. Cinque su sette: Baldanzi, Dybala, Bailey, Dovbyk e Soulé. Una monotonia tecnica che diventa limite, che rende l’attacco leggibile e che non garantisce quella imprevedibilità che Gasperini aveva chiesto a gran voce.
Il tecnico, appena arrivato, aveva individuato la priorità: un esterno destro di piede naturale. La risposta della società? Sempre la stessa: “per comprare bisogna vendere”. E allora via alle voci su Koné, sacrificabile per far quadrare i conti, salvo poi restare tutto fermo. Risultato? L’allenatore si ritrova a dover inventare soluzioni improvvisate, mentre dalla società arrivano solo giustificazioni.
Il ko di Dybala contro il Torino – ennesimo stop muscolare che lo terrà fuori almeno due settimane, con derby, Nizza e Verona già segnati in rosso – ha spalancato il vaso di Pandora. A sinistra non c’è nessuno: Bailey è ancora out, El Shaarawy ed El Aynaoui non garantiscono né qualità né continuità, Baldanzi era già sul piede di partenza. Eppure Gasperini lo aveva detto chiaramente: senza un reparto offensivo all’altezza, la Roma non avrebbe potuto competere. Oggi, dopo appena tre giornate, il problema è esploso in tutta la sua gravità.
Si parla di possibili esperimenti, come Ferguson e Dovbyk insieme dal primo minuto, ma la verità è che il tecnico è stato lasciato solo. La società ha ignorato le richieste del suo allenatore, preferendo ancora una volta navigare a vista. E adesso i nodi vengono al pettine: pochi gol, poche idee e zero certezze in attacco. La Roma si prepara al derby nel peggior modo possibile, con l’ennesima emergenza figlia non del destino, ma di scelte societarie scellerate.
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