Sabatini lo showman: a Roma Tre va in scena l’ultimo spettacolo dell’ex diesse

Uno showman in piena regola. Walter Sabatini è questo, più che un direttore sportivo. Difende le sue scelte, legittimamente, ma non fa un minimo di autocritica, nemmeno su Gerson e Doumbia, palesemente inadeguati per una Roma che vuole vincere (almeno nelle intenzioni). Parla di plusvalenze a iosa, difende Spalletti che non voleva (avrebbe preferito tenere Garcia), per un suo ego spropositato che lo porta a prendersi i meriti anche di decisioni che non dipendono da lui. Attacca Totti, definendolo un problema perchè “nella fase declinante della sua carriera” Spalletti è andato a scontrarsi “con un pensiero legato al passato”. Tutto chiaro, ora. Il problema è che Totti è troppo legato alla precedente gestione.

Insomma, i giornalisti cattivi e che cercano sempre la polemica, ci avevano visto lungo quando raccontavano che Spalletti soffre Totti e il “Tottismo”. Ma a Roma, se vuoi fare l’allenatore, devi saper gestire anche un Campione di livello mondiale come il numero 10 giallorosso. Cosa che Sabatini non ha saputo fare, così come la dirigenza, così come Spalletti. L’ex diesse se la prende con Costanzo (senza mai nominarlo) e con Maurizio Battista (anche lui non è stato menzionato direttamente). Motivo? Aver criticato le scelte di Spalletti nella gestione Totti. Segno che questa società vuole zittire i pensieri, mettere sotto il tappeto la polvere, ridimensionare le teste pensanti, mente gli “scendiletto della comunicazione” possono farsi sentire con più enfasi e fare da grancassa a chi una testa pensante non ce l’ha.

Delle commissioni nessuno ne ha parlato all’Università di Roma Tre. Guai a sfiorare l’argomento, sarebbe stato un dibattito troppo spinoso. In una platea di ragazzini sbarbati che si fanno regalare le sigarette da Sabatini, che applaudono ogni verbo proferito dall’ex diesse, cosa ci si può aspettare? L’importante è l’ego dello showman Sabatini. Ieri si è tolto altri sassolini dalle scarpe. Sperando che saranno gli ultimi.

P. S.: Sarò un nostalgico, ma mi piaceva il calcio in cui in una società non si conosceva neanche chi fosse il diesse. Sfido gli sbarbatelli di Roma Tre a ricordarsi chi era il ds della Roma dello scudetto del 2001. Ve lo dico io: Fabrizio Lucchesi. Di lui nessuno ricorda più niente. Eppure ha portato Batistuta, Emerson, Samuel e co. Con i soldi di Franco Sensi. Perchè per vincere i campionati e le Champions League, bisogna investire. Auguriamo a Monchi buona fortuna. Ne avrà bisogno…

 

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