Editoriale
Roma, tra entusiasmo e pretese: Gasperini sotto esame anche da quarto in classifica
Nel calcio la memoria è corta e le aspettative cambiano alla velocità dei risultati. Fino a poco tempo fa la Roma veniva assolta quasi a prescindere quando cadeva contro le grandi del campionato. Oggi, invece, un pareggio conquistato in emergenza sul campo dei campioni d’Italia viene accolto con più rimpianti che applausi. È il segno di quanto sia mutata la percezione attorno alla squadra di Gian Piero Gasperini.
Il punto del Maradona, per molti, non basta. Eppure parliamo di una Roma quarta in classifica, in piena corsa Champions, non di una squadra in affanno a metà graduatoria. La differenza sta nelle aspettative, che si sono alzate fino a sfiorare livelli quasi irrealistici. Come se i giallorossi dovessero dominare ogni scontro diretto, indipendentemente dalle assenze e dalle condizioni dell’organico.
La sostituzione di Donyell Malen contro il Napoli è diventata il simbolo di questa tensione. A caldo, la scelta ha fatto discutere. Ma la gestione dell’olandese non è un capriccio: è una necessità. Senza di lui, l’attacco perde incisività e profondità. E alle sue spalle, oggi, non esistono alternative di pari livello. Robinio Vaz è un investimento importante e un talento da coltivare, ma non può ancora garantire l’impatto immediato che richiede un big match. Gasperini lo ha detto chiaramente: è un giocatore di prospettiva, non ancora una certezza.
Se si chiede al tecnico di vincere contro tutte le big, allora è legittimo pretendere una rosa costruita per farlo. Altrimenti, bisogna accettare che un punto a Napoli, in un contesto di emergenza offensiva, sia un risultato di valore. La Roma non ha l’organico più profondo del campionato e sta affrontando una stagione segnata da infortuni pesanti nel reparto avanzato.
Il merito della crescita attuale è soprattutto dell’allenatore. La squadra ha acquisito identità, aggressività e continuità. L’arrivo di Malen a gennaio ha cambiato volto all’attacco, ma senza quella scelta – definita dallo stesso Gasperini come decisiva – il peso realizzativo sarebbe rimasto sulle spalle di giocatori non al meglio o ancora in fase di sviluppo. La Roma rischiava di smarrirsi proprio nel momento chiave.
Oggi, invece, è stabilmente tra le prime quattro. Non è la squadra più forte del torneo, ma è una squadra competitiva, organizzata, con margini di crescita evidenti. Pretendere che si trasformi in una corazzata imbattibile significa perdere il senso delle proporzioni.
Tra l’eccessiva indulgenza di qualche anno fa e l’attuale severità quasi da grande d’Europa, esiste un equilibrio che meriterebbe di essere ritrovato. La Roma sta costruendo qualcosa di solido, senza proclami e senza illusioni. E forse, più che cercare difetti in ogni pareggio, sarebbe il caso di riconoscere il percorso che l’ha riportata dove mancava da troppo tempo: in piena zona Champions, con ambizione e credibilità.
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