Non si può stare più in silenzio. E’ doveroso scrivere, parlare, esprimerci, far sentire la nostra voce e attivare il nostro cervello, quello che qualcuno vorrebbe manipolare, annichilire, spappolare. E’ impossibile che se ci si permette di muovere una sola critica sulla gestione della Roma, i dirigenti reputano automaticamente chi ha mosso la critica un nemico, mentre se si va sul versante ‘vattuttobene’ si hanno agevolazioni, notizie e posti di lavoro.

E’ arrivato il momento di non poter stare più in silenzio. L’arma che abbiamo è parlare di calcio. Va bene Pastore. Va bene in prospettiva Coric, un ottimo elemento. Ma in prospettiva, appunto, non può essere pronto da subito. Va bene Cristante, pronto, invece, da subito. Va bene Kluivert, giovane di talento ma che deve aver bisogno del consueto periodo di adattamento nel calcio italiano come accaduto per Under lo scorso anno. Si può anche aspettare la rinascita di Santon. Ma non si può dire che la Roma può competere per lo scudetto. E’ una presa in giro ai tifosi, caro mister Di Francesco.

Lei ha delle idee tattiche brillanti, che la scorsa stagione si sono rivelate vincenti (come la difesa a tre contro il Barça, ndr), ma se la Juve, malauguratamente, dovesse acquistare Cristiano Ronaldo, è giusto dire che la Roma (come tutte le altre) giocano dal secondo posto in giù. E i bianconeri saranno destinati a dominare anche in Europa.

Dobbiamo sentire parlare di fatturato, di stadio che non abbiamo (come se fosse la panacea di tutto, e invece non lo è) e non parliamo di progetto tecnico, che sarà rivolto alla valorizzazione dei giovani acquistati a giugno, rivenduti tra un paio d’anni a peso d’oro per ricominciare da capo. Monchi ha sempre lavorato così, è il suo modus operandi. Di cosa dobbiamo sorprenderci? Non vinceremo lo scudetto e in Europa dovremo soccombere ad un passo dal traguardo, come accaduto a maggio.

E allora perchè continuare a parlare di scudetto, ad alzare l’asticella? Se la Juventus ha Vettel, come facciamo noi che abbiamo Ricciardo a vincere il campionato? Probabilmente sarebbe più opportuno portare a casa una Coppa Italia per togliere quello “zero” dalla casella trofei degli ultimi 10 anni. Unicredit ha trovato in Pallotta (o in Soros?) la persona giusta per rientrare del famoso credito che vantava nei confronti di Italpetroli. Il bostoniano non ha messo un euro per la Roma e quello che ha immesso nella società sono soldi prestati dalle banche che prima o poi dovrà restituire. Con lo stadio? Era il suo progetto iniziale. Ora le cose si complicano. Se Pallotta decidesse di vendere (o meglio, di restituire la Roma ad Unicredit) se non arrivasse un imprenditore forte, in grado di acquistare davvero i campioni che servono per vincere Champions e scudetti, il club giallorosso sarebbe messo malissimo. Questo per via di una gestione fortemente deficitaria dei dirigenti della Roma. Paradossalmente se rimanesse Pallotta sarebbe il male minore per le prospettive che potrebbero esserci in futuro. Ma di chi è la colpa di tutto questo?

Non si può stare in silenzio per sempre. E’ il momento di parlare. E’ il momento di farsi sentire. E’ il momento di vincere. Con o senza Pallotta. I “piazzamenti” li avevamo anche in passato. Ci avevano detto “Scudetto in 5 anni e Champions in 10”. Risultato? Zero trofei. A qualcuno non piacerà sentire questa amara verità, ma è la realtà dei fatti. Sono fatti, appunto. Vogliamo muoverci o no?

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