Daniele De Rossi

Premessa: vogliamo parlare di calcio oppure di vene (anche varicose), giugulari, figli di Roma, DDR, Capitan Futuri che diventano Capitan presente e tutte queste menate qui? Io opterei per la prima opzione, perchè questo portale si è sempre contraddistinto per analizzare le partite e parlare di calcio. Continuiamo su questa linea mentre altri, prima del derby, facciano pure articoli di notte (dormite, o fate altro, che è molto meglio…) dal titolo “Daniele De Rossi, eee, ooo”. Pronti? Partiamo.

Che differenza c’è tra Roma-Bologna, Roma-Crotone, Torino-Roma e tutto quel ciclo di partite che la squadra di Di Francesco ha vinto portando a casa una valanga di punti, rispetto alla sfida di Marassi? Nulla. Perchè senza “la vena otturata” (aridaje co’ sta vena…) di De Rossi, la Roma avrebbe vinto la sua 13esima partita in trasferta, avrebbe risposto a Napoli, Inter e Juventus, con la possibilità di giocare venerdì contro la Spal, vincere, e approfittare di quello che potrebbe succedere tra Napoli e Juve. Invece De Rossi ha rovinato tutto. Chi dice il contrario è in malafede e porta avanti un’idea che non è conforme alla realtà dei fatti.

Se proprio vogliamo dirla tutta, il Genoa fino al rigore causato da De Rossi (con annessa espulsione), non aveva fatto mezzo tiro in porta. Nemmeno se Alisson fosse andato a prendersi un caffè al bar e avesse lasciato la porta incustodita. Pandev era un ectoplasma e Taarabt sembrava il peggior Iturbe. Ce la vogliamo prendere con il VAR? Fatelo pure, ma poi non andate a predicare nei salotti e nelle tribune televisive che il calcio deve evolversi e che deve garantire la regolarità del campionato. Più regolare di così, si muore. De Rossi ha dato una manata in faccia a Lapadula e il genoano, giustamente, fa quello che deve fare: cadere. Materazzi ci ha fato vincere un Mondiale così. Rigore sacrosanto, chiamata del VAR giusta ed espulsione inevitabile.

De Rossi ha messo nei guai per l’ennesima volta la Roma. Nel pomeriggio uscirà un pezzo con tutte le sue espulsioni in carriera (almeno 14 senza contare la Nazionale) che abbiamo tutti perdonato/dimenticato. Vi rinfrescheremo la memoria. Quando sosteniamo che De Rossi non è e non potrà essere mai un capitano degno della Roma, lo diciamo guardando i numeri. Quante palle perde ogni partita? Quanti sono i passaggi riusciti? Quanto pesa De Rossi nell’economia di una partita vinta? Da quanto tempo non segna? Quanti gol ha segnato negli ultimi due anni? Numeri. Incontrovertibili. Ma noi siamo ancorati ad un’idea di calcio in cui il capitano deve essere romano e romanista. Non importa se scarso. Non importa se non rende. Basta che je esce ‘a vena de fori e se sbraga sotto lo stendardo della Brigata De Falchi!

La realtà è ben diversa: De Rossi fa perdere due punti fondamentali alla Roma che peseranno. La Roma fino a quel momento stava dominando la partita e rischiato anche di segnare il 2-0. Non è stato così per i motivi elencati. Domanda: se De Rossi fosse stato friulano (tanto per dire), la Roma lo avrebbe tenuto fino a 35 anni oppure lo avrebbe venduto già da 4-5 anni incassando pure parecchi soldi e, soprattutto, risparmiando un ingaggio più che gravoso sulle spalle del club? Chiedere a Sabatini che lo ha offerto a mezzo mondo dopo il 26 maggio 2013. Con l’augurio che la fascia possa andare sul braccio di Nainggolan o Florenzi, bisogna crescere con la mentalità. Perchè, purtroppo, in questa città ci sono molti perdenti. Le vene e le giugulari non fanno vincere gli scudetti. Le giocate illuminanti e i gol (oltre 300), sì. Totti docet. E nessuno sarà come lui. Mettetevi l’anima in pace.

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