I proclami, a volte, sono peggiori delle parole non dette. E’ il caso della Roma, partita come ogni anno campione d’Italia ad agosto (lo hanno detto praticamente durante l’estate tutti i calciatori e perfino il presidente Pallotta) per poi uscire dalla Champions League contro il Porto (non nettamente ma di molto inferiore all’attuale squadra) e riuscire nell’impresa di pareggiare a Cagliari una partita già vinta. Dobbiamo ancora rimarcare come ci sia una società assente, dove il proprietario passa più tempo a Boston a pensare allo stadio che a investire per un regista o un terzino sinistro (da acquistare appena si era saputo dell’infortunio di Mario Rui); una dirigenza che ripete il solito mantra di arrivare ad alti livelli e non sono nemmeno convincenti nel dirlo. Per finire, c’è un allenatore bravo come Spalletti che non è riuscito – allo stato attuale – a dare una mentalità vincente alla squadra, per poi dirlo apertamente nelle interviste post partita. Quella di Cagliari è una sconfitta, non è una partita pareggiata, proprio perchè arriva contro una neopromossa che si trovava sotto di due gol e che doveva solamente essere sottomessa definitivamente. Ma al di là di tutto questo, c’è un aspetto che va sottolineato: la mancanza di grinta nei momenti decisivi. E’ successo contro il Porto, ieri a Cagliari, e succederà ancora se non ci sarà una proprietà forte che inculca ai giocatori un concetto tanto caro in casa Juventus: “Qui non si accettano secondi posti, qui dobbiamo sempre vincere. Se arriviamo secondi è un fallimento”. Se a Roma dovessimo arrivare secondi, qualcuno farebbe i caroselli per strada…

MA NON DATE LA COLPA ALL’AMBIENTE… Non è un commento su Facebook, una critica ad un giocatore, non il dogma del “mainagioia” che pervade il tifoso romanista. Dagli organi ufficiali della Roma continuano a dare la colpa a quei tifosi che non credono nella Roma (poi magari vorremmo i nomi e i cognomi…). Ma dateci un motivo per credere a questa squadra, a questa società, a questa dirigenza che ha combinato danni irreversibili in sei anni di gestione americana. Non è una questione di guelfi contro ghibellini, di Sensi sì o Sensi no, di americani bravi e migliori del mondo o americani cattivi che se ne devono andare.  E’ una questione molto più grande e profonda che non può essere solo riconducibile al famoso ambiente romano. Chi lo fa è complice e non dà responsabilità ad una squadra amalgamata male che non riesce a vincere nemmeno con una neopromossa. E’ vero, anche il Napoli ha pareggiato a Pescara. Vero, ma il Napoli non ha più Higuian che gli risolveva il 90% delle partite e ci vorrà del tempo affinchè Milik riesca a fare il 10% del Pipita. La Roma in attacco ha mantenuto gli stessi, con Dzeko che non vede la porta, El Shaarawy che sembra lontano parente di quello dell’anno scorso, Florenzi che non è un terzino (ma quando lo capiranno?), ma soprattutto la mancanza di un regista. Sì, un Borja Valero. Perchè De Rossi tutto è tranne che un regista. E meno male che è tornato Strootman, perchè a centrocampo l’assenza di Pjanic si sente molto. A Torino fa panchina? Evidentemente Allegri ritiene che non è in condizione e che un centrocampo con Khedira, Asamoah e Lemina possa dare più garanzie, e i risultati gli danno ragione. D’altronde anche Higuain fa panchina a Mandzukic…

SOSTA BENEDETTA Ora tutti penseranno alle Nazionali, ma Spalletti ha il dovere di lavorare sulla fase difensiva, e la società soprattutto deve acquistare in questi ultimi 3 giorni un regista che sappia fare gioco. Ci sarà modo per il tecnico toscano di ritoccare questa Roma, di infondere questa mentalità vincente ai calciatori. Ma ci vuole una società presente, non che si nasconda dopo un pareggio e che non parla con i soliti luoghi comuni nel post partita. Altrimenti si rischia davvero di compromettere una stagione che può ancora dare molto. Ma i primi a crederci devono essere i giocatori, i quali non devono tirare il piedino indietro nei contrasti, ma lottare su ogni pallone e con intelligenza. Sì, perchè sarebbe bastato un minimo di intelligenza tattica per portare a casa la vittoria e probabilmente anche due settimane di serenità nell’ambiente. E qui, anche Spalletti, ha le sue responsabilità. Forse per la prima volta da 8 mesi a questa parte

Marco Violi

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