Strootman, gestione societaria incapace e incompetente. Non è la Roma che vogliamo

Kevin Strootman

Kevin Strootman lascia la Roma. Non per sua scelta, ma perchè la dirigenza lo ha costretto. Appena un mese fa, il 24 luglio 2018, in piena tournée americana, l’olandese diceva: “Non ho mai parlato di andare via. Ho rinnovato un anno fa per 5 anni, voi giornalisti dite che mi vogliono vendere o che voglio andare via. Io sono felice, se non mi mandano via rimango”. Quel “se non mi mandano via, rimango” suona come una conferma di quello che stiamo dicendo. Ok, va a guadagnare al Marsiglia oltre 4 milioni a stagione, più dei 3 che percepiva alla Roma, ma lasciare la capitale con un figlio nato nemmeno da una settimana non era nelle sue idee iniziali. Questa volta Thara non ha avuto la stessa forza di Amra.

Come sempre si dà la colpa ai giocatori che vanno via e, come accade troppo di consueto, quelli che lasciano la Roma da fortissimi diventano incredibilmente “scarsi“, “bolliti“, “bidoni” e addirittura “non titolari” (come se a Torino non avesse giocato…). Sono i tifosotti a gettone, che per benefici personali commentano sui Social a favore di una gestione totalmente incapace e incompetente. E’ assurdo tutto questo. E’ incredibilmente desolante come si cerchi di giustificare questa dirigenza che, come è noto e come denunciamo da diversi anni, ha il fine di fare business con la Roma, tramite plusvalenze ultramilionarie, non per avere solo i conti a posto. Forse perchè il proprietario James Pallotta vuole rientrare subito degli oltre 60 milioni investiti nel progetto “Stadio della Roma”? Solo il tempo ci dirà tutto questo.

Certo è che vendere in un’estate Alisson, Nainggolan e Strootman non è un bel segnale da dare alla tifoseria (quella ancora con un briciolo di cervello pensante) e alle dirette concorrenti. Si dà invece l’impressione, anzi, la certezza, che nessuno è incedibile e che, per guadagnare qualche milione in più, si prenderebbero in considerazione tutte le offerte che arrivano a Trigoria. Non ci stupiremmo se a gennaio si vendesse qualche giocatore che in questi 5 mesi potrà diventare importante.

La cosa che stupisce è che la tifoseria ha totalmente il cervello manipolato da dirigenti in giacca e cravatta che continuano a fare proclami e promesse, salvo poi non mantenerle. Lo scorso anno il ds Monchi disse: “Qui a Roma non c’è il cartello ‘si vende’ ma ‘si vince'”. Parole sconfessate dalle cessioni di Salah, Rudiger, Paredes, Alisson, Nainggolan, Strootman, per non contare la possibile cessione di Dzeko a gennaio scorso, poi saltata per l’opposizione del giocatore.

In conclusione, se a voi tifosi va bene così ce ne faremo una ragione. Ma finchè non vedremo andare via uno per uno questi dirigenti, compreso il presidente, la nostra battaglia contro questa Roma, che non è la Roma che vogliamo, sarà dura come non mai. Con le nostre armi: la ragione, i fatti, la testa e il cuore. Cose che a Trigoria non hanno e non contemplano nemmeno.

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