Un altro affarista, dopo Pallotta, per la Roma? No, grazie. Joe DaGrosa non è la massima aspirazione per chi vuole una squadra che possa lottare (e possibilmente vincere) lo scudetto, nonchè competere ai massimi livelli in Europa.

L’americano di origine italiana (il suo cognome è molto diffuso in Basilicata) è l’esatto contrario di quello che il club giallorosso ha bisogno. Inoltre entrerebbe in società con Pallotta per creare un network di squadre nelle quali scambiare i giovani più promettenti e rivenderli a prezzi maggiorati. Se queste sono le premesse, tanto vale rimanere con Pallotta alla guida della Roma. Il suo modello è il Manchester City? Tutto molto bello, ma peccato che dietro i Citizens ci siano gli sceicchi.

L’impressione che si ha è che l’attuale presidente non voglia davvero vendere, altrimenti avrebbe accettato l’offerta di Friedkin che era molto vantaggiosa ma soprattutto equa. I 575 milioni di euro che il texano ha offerto a Pallotta, secondo uno studio della Kpmg, corrispondeva al valore reale della Roma, ma il bostoniano ha rifiutato perchè non avrebbe fatto una plusvalenza cospicua.

Questo vuol dire che a Pallotta delle sorti dei giallorossi non interessa nulla, ma spera ancora di poter costruire il suo stadio (perchè non è di proprietà della Roma) e di poterci guadagnare. Se con altri soci, ben venga. Ma Mr. Jim deve capire che i tifosi si sono stancati di continue rivoluzioni sul campo, in panchina e a livello societario.

Secondo indiscrezioni anche gli attuali dirigenti sono rimasti delusi dal recente comportamento di Pallotta, soprattutto Guido Fienga che aveva intrattenuto ottimi rapporti con Friedkin. Invece la sensazione è che DaGrosa sia frutto di un lavoro oscuro, ma certosino, di Baldini, che nella Roma fa e disfa come vuole. Finchè ci saranno questi personaggi alla guida della Roma, non si andrà lontano. Anzi. E come sempre a rimetterci è la Roma. Per quanto tempo si dovrà sopportare tutto questo e rimanere ostaggio di un affarista come Pallotta?

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