In venti anni di carriera abbiamo visto Francesco Totti giocare in ogni parte del campo: esterno d’attacco, trequartista, falso 9, seconda punta.
Fu il primo Spalletti, costretto dagli eventi, a trasformarlo da 10 in 9 (e da qui nasce la letteratura calcistica sul falso 9), e il Capitano ne beneficiò a tal punto da vincere la Scarpa D’Oro. L’avvicinamento alla porta ha permesso a Francesco dal 2007 in poi di segnare in tutte le maniere umane possibili (il gol acrobatico nel Derby rientra tra le “non umane”) e ciò ha messo in secondo piano una delle sue qualità più importanti: la propensione all’ assist verticale.

Francesco ha sempre avuto un debole per gli assist, e in questa stagione tale tendenza è tornata prepotentemente di moda. Data la scarsità di alternativa e la pochezza tecnica di alcuni elementi della squadra, Luciano Spalletti si è reso conto che in questa fase, più o meno buia, dell’annata calcistica giallorossa, arretrare il raggio di azione di uno come Totti non può che avere effetti positivi. Perso Pjanic, ed aspettando Gerson, il numero 10 della Roma si è dimostrato ancora una volta elemento imprescindibile dal punto di vista tecnico.

Contro la Sampdoria Francesco è stato eccezionale: il suo ingresso ha semplicemente rivoltato l’inerzia della gara tant’ è che i blucerchiati non sono riusciti ad arginare la sua lucidità e visione di gioco; contro la Fiorentina, ha mandato in porta con un tocco Nainggolan e solo il palo ha negato la gioia al belga; ieri sera contro il Crotone ci ha ricordato ancora una volta (qualora ce ne fosse bisogno) il significato della sua presenza in campo:


No Look Pass Totti to Dzeko

Ad oggi (purtroppo e per fortuna..) Totti è l’unica possibilità della Roma di giocare alle spalle della difesa avversaria. Il numero 10 costringe a difendere in campo lungo e semplifica la rete di passaggi della Roma. La sua immensa visione di gioco gli permette di giocare di prima e dare palloni come quello in clip. Insomma Francesco fa tutto quello che Paredes (fa girare il pallone ancora troppo lentamente), e Perotti (che preferisce sfruttare la larghezza del campo, puntare gli avversari e poi rifinire), non riescono a realizzare per una questione di atteggiamento piuttosto che tecnica.

Avere quarant’anni e non sentirli. Totti, godiamocelo ancora un pò…

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