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Roma, vittoria da manuale di Gasperini: senza attaccanti, la forza è nei meccanismi e nell’identità di squadra
AS ROMA NEWS GASPERINI – La vittoria per 2-0 contro l’Udinese non è solo un successo importante in classifica, ma l’ennesima conferma della mano di Gian Piero Gasperini su una Roma sempre più riconoscibile, organizzata e fedele ai suoi principi di gioco. In un momento di emergenza totale in attacco, con Dybala, Ferguson, Bailey e ora anche Dovbyk fuori causa, la squadra ha saputo reagire con un calcio corale, aggressivo e perfettamente sincronizzato.
L’ultimo stop, quello di Artem Dovbyk, ha costretto Gasperini a reinventare ancora una volta l’attacco. L’ucraino, uscito a fine primo tempo per una lesione del tendine del retto femorale, lascerà un vuoto pesante per almeno un mese. Eppure, proprio l’assenza di un riferimento centrale ha permesso alla Roma di esaltare un concetto chiave del “calcio gasperiniano”: la partecipazione collettiva alla fase offensiva.
L’ingresso di Tommaso Baldanzi come falso nove ha aperto nuovi spazi e consentito ai giallorossi di giocare “attorno all’area”, piuttosto che dentro di essa. In questo contesto tattico, la figura di Gianluca Mancini è diventata fondamentale: il difensore ha interpretato alla perfezione il ruolo di braccetto “a tutta fascia”, capace di sganciarsi dalla linea difensiva per accompagnare l’azione come un esterno aggiunto. Proprio da un suo scambio con Zeki Celik è nato il secondo gol — un’azione da manuale, eseguita con movimenti e tempi perfetti, frutto di meccanismi provati e riprovati in allenamento.
Il turco, che già a Glasgow aveva sfiorato la rete colpendo una traversa, questa volta non ha sbagliato, trovando il primo gol in Serie A con una chiusura d’azione da quinto puro. Una giocata che racconta meglio di mille parole l’essenza della Roma di Gasperini: fluidità tattica, sincronismi automatizzati, intensità e consapevolezza.
Non è un caso che la squadra riesca a essere pericolosa anche senza un centravanti di ruolo. I movimenti coordinati dei braccetti e degli esterni — con Mancini e Celik a destra e Hermoso o Ndicka sul lato opposto — compensano l’assenza del riferimento centrale, generando ampiezza e profondità attraverso continue rotazioni.
Gasperini, in attesa di recuperare Ferguson e Bailey dopo la sosta (mentre per Dybala e Dovbyk servirà più tempo), ha trovato un equilibrio che oggi è il vero marchio di fabbrica di questa Roma. Una squadra capace di sopravvivere all’emergenza trasformandola in identità tattica, dove ogni giocatore partecipa al gioco e ogni movimento ha una logica precisa.
In un campionato dove spesso la differenza la fanno i singoli, la Roma si distingue per l’esatto opposto: vince come squadra, gioca da collettivo e cresce come gruppo. Gasperini ha ricostruito la mentalità di una società che ora può guardare tutti dall’alto in basso — prima in classifica, con la forza del lavoro, delle idee e della coerenza.
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