AS ROMA NEWS MILAN GASPERINI – Un bagliore di grande calcio, intenso e riconoscibile. A San Siro, per trentacinque minuti abbondanti, la Roma ha offerto la sua versione più gasperiniana: aggressiva, organizzata, arrembante. Un primo tempo di alto livello, superiore persino a quello mostrato contro l’Inter, dove la squadra aveva già lasciato intravedere la sua identità.
In quei minuti si è vista la miglior Roma della stagione, una squadra capace di pressare alto, dominare il possesso e costruire azioni corali di qualità. Ma quella macchina perfetta si è inceppata ancora una volta nello stesso punto: l’efficacia sotto porta.
È questo il vero limite dei giallorossi. Gasperini lo ha ammesso senza giri di parole: manca precisione, cattiveria, e soprattutto capacità di finalizzare. La Roma arriva in area con continuità ma si perde al momento decisivo, pagando una scarsa predisposizione al gioco aereo — un’arma che era invece uno dei marchi di fabbrica della precedente gestione Mourinho.
I numeri lo confermano: nella sconfitta di Milano, la Roma ha creato più gioco e tenuto meglio il campo (37% di possesso palla contro il 63% del Milan), ma ha prodotto poche vere occasioni da gol. Il dato sugli expected goals (xG) parla chiaro: 3,32 per il Milan contro 1,95 per la Roma. Troppo poco per una squadra che punta in alto.
Le statistiche sono impietose anche sul piano dei risultati: la Roma ha perso quattro partite per 1-0 (contro Torino, Inter, Milan e Lille), segno che il problema non è tattico ma di finalizzazione. Gasp ha provato tutto: Dovbyk come punta di riferimento, Ferguson falso nueve, Dybala e Soulé in coppia con un trequartista atipico come Cristante, fino ai tentativi con Bailey. Ma la scintilla non è ancora scoccata.
Ora, con Dybala e Ferguson fuori causa per le sfide contro Rangers e Udinese, Gasperini dovrà reinventare ancora una volta l’attacco, cercando la formula giusta per non disperdere il patrimonio di gioco espresso e tornare a segnare con continuità.
La Roma c’è, gioca bene, convince. Ma per restare agganciata al treno di testa serve di più: serve concretezza, l’ultimo tassello che può trasformare un’ottima squadra in una candidata vera allo scudetto.
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