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Campionato

Roma, il problema non è solo il centravanti: perché la squadra di Gasperini “può dare di più”

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Gian Piero Gasperini lo ha detto chiaramente: «non è che il centravanti debba essere alto un metro e novanta». Ed è vero. Non è (solo) una questione di chili e centimetri. Lo dimostra Ferguson, entrato a Torino e più incisivo di Dybala, e lo conferma un dato che pesa come un macigno: tutte e sei le sconfitte della Roma in campionato sono arrivate con il tridente leggero schierato dall’inizio. Una coincidenza? Difficile crederlo.

Eppure sarebbe un errore enorme pensare che il mercato di gennaio possa da solo curare ogni malanno offensivo. Certo, Raspadori e Zirkzee innalzerebbero subito il livello della rosa, portando quel peso specifico che oggi manca. Ma la Roma non è uscita sconfitta dallo Stadium semplicemente “perché senza attaccanti”.

Il vero nodo è che questa Roma può dare molto di più. Lo insegnava una canzone del 1987 — Si può dare di più — e il titolo calza a pennello per diversi protagonisti giallorossi. A partire da Soulé, brillante con le medio-piccole ma troppo leggero nei grandi appuntamenti. O da Pellegrini, lontano parente del giocatore capace di accendersi a intermittenza e trascinare la squadra.

La Roma non ha una rosa da scudetto e forse, in termini di puro potenziale offensivo, nemmeno da Champions. Ma ha sicuramente materiale a sufficienza per non essere decima in Serie A per gol segnati. Ha potenziale per far meglio della Cremonese, tanto per capirci. E qui la domanda diventa inevitabile: se Ferguson “non convince”, come ha detto Gasperini, perché mai dovrebbe farlo domani se persino questo Dybala — opaco, involuto e fragile — è considerato titolare “tutta la vita”? Chissà come l’avrà presa lo stesso argentino.

C’è un altro punto: i centrocampisti non tirano mai. Arrivano ai venti metri e sembra ci sia un elastico che li respinge. E magari una soluzione potrebbe essere proprio lì, nelle rotazioni offensive interne, negli esperimenti “alla Gasperini”, come quello — mai più riproposto — di Cristante trequartista, che contro ogni pronostico funzionò.
Perché non servono fenomeni per fare gol. Lo dimostra la Juventus, che sabato ha raddoppiato con Openda, al primo centro in Serie A. O il Milan, che segna con Nkunku o adattando Leao da centravanti. O il flashback del 2005-06, quando Spalletti giocò mezza stagione senza una punta vera, con Taddei o Mancini a guidare l’attacco, eppure quella Roma segnava eccome.

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La classifica, oggi, dice comunque bene: la squadra è lì, in zona Champions. Ma sei sconfitte sono tante, troppe per liquidarle con un semplice “siamo uno scalino sotto”. Perché nel calcio esistono anche l’Udinese che batte l’Inter, il Pisa che pareggia, la Cremonese che vince a San Siro. Squadre “sotto”, a livelli diversi. Ma che trovano soluzioni, identità, carattere.

La Roma a gennaio cambierà volto. Qualche partenza, qualche arrivo. Ma Gasperini lo ha detto chiaramente: «la base è notevole».
E allora sì, il mercato servirà. Ma prima ancora serve una squadra che tiri fuori tutto quello che ha. Perché oggi, più che mai, la Roma può dare di più.

FOTO: Credits by Shutterstock.com



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