È la quiete dopo la tempesta. Dopo settimane vissute a ritmo serrato tra campionato e coppe, la Roma si ferma un attimo, respira e tira le somme. Il mercato è finito, il tour de force pure, e a Trigoria il bilancio è agrodolce.
Gennaio ha presentato il conto con un calendario estenuante: sei gare di Serie A, una di Coppa Italia e due di Europa League. Un ciclo che ha prosciugato energie fisiche e mentali. Ora, però, lo scenario cambia. La squadra di Gian Piero Gasperini potrà finalmente lavorare con una settimana piena tra una partita e l’altra. Un dettaglio che, a questo punto della stagione, può valere oro.
Le note positive non mancano. Dal mercato sono arrivati rinforzi mirati: Donyell Malen come centravanti pronto all’uso, i giovani Robinio Vaz e Venturino per il futuro e soprattutto Bryan Zaragoza, l’esterno offensivo di piede destro da impiegare a sinistra che il tecnico chiedeva da mesi. A questo si aggiunge la qualificazione diretta agli ottavi di Europa League, che evita i playoff e alleggerisce ulteriormente il calendario.
Febbraio, però, rischia di essere già decisivo. Fino al 12 marzo la Roma giocherà solo una volta a settimana, ma il livello delle sfide si alza. All’orizzonte ci sono due scontri diretti pesantissimi contro Napoli e Juventus, oltre alle gare casalinghe con Cagliari e Cremonese e alla trasferta di Genova. Un blocco di partite che può orientare l’intera stagione.
Gasperini è stato chiaro fin dall’inizio: priorità al campionato. L’obiettivo è la Champions, ma senza proclami forzati. Il piano iniziale era triennale e solo l’andamento particolare di questa stagione ha permesso alla Roma di restare stabilmente nelle prime posizioni. Ora si tratta di consolidare. Anche non perdere gli scontri diretti, come dimostrato contro il Milan, può fare la differenza: meno per i punti guadagnati, più per quelli tolti alle rivali.
Nel frattempo, il tecnico attende buone notizie dall’infermeria. Paulo Dybala è vicino al rientro e potrebbe tornare convocabile già per la sfida con il Cagliari. Un recupero chiave, perché la presenza della Joya cambia il volto dell’attacco e incide direttamente sul rendimento di Malen, più servito e più pericoloso quando l’argentino è in campo.
La tempesta è passata. Adesso arriva il momento di spingere. Un mese, quattro-cinque partite e due scontri diretti per capire fin dove può arrivare questa Roma. La Champions passa tutta da qui.
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