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Roma, Dovbyk flop totale: fischi dall’Olimpico e prestazioni deludenti. A gennaio si punta su Zirkzee
AS ROMA NEWS VIKTORIA PLZEN DOVBYK – Da esubero estivo a esubero invernale: il destino di Artem Dovbyk alla Roma sembra ormai segnato. Arrivato tra le aspettative di chi sperava in un centravanti fisico, moderno e capace di interpretare il calcio di Gian Piero Gasperini, l’ucraino sta invece collezionando soltanto prestazioni insufficienti, errori tecnici e un crescente malumore da parte dell’ambiente.
Compreso Gasperini, che ha provato in ogni modo a scuoterlo e incoraggiarlo — aspettavano un segnale di risveglio, una fiammata, un colpo che potesse riaccendere la fiducia. Quel lampo era arrivato con il gol al Verona, ma si è spento subito dopo, travolto dagli errori con l’Inter e dalla prova impalpabile offerta ieri contro il Viktoria Plzen, definita da molti “da brividi” non per intensità, ma per l’orrore calcistico mostrato.
I numeri raccontano il disastro: un solo tiro in 90 minuti (arrivato al primo minuto di gioco), zero recuperi, zero contrasti vinti, quattro duelli persi su cinque. Un centravanti incapace di incidere, ma anche di partecipare alla manovra, con appena 7 palloni recuperati in 10 partite e 9 perse su 28 tocchi contro i cechi. Dati inaccettabili per un giocatore chiamato a guidare la pressione offensiva di una squadra che fa dell’intensità il proprio marchio.
A confronto, lo scorso anno Retegui, sotto la guida di Gasperini, chiuse la stagione con 69 palloni recuperati e una media di 2,6 ogni 90 minuti. Dovbyk, invece, è un corpo estraneo al sistema: non attacca mai il primo palo, non punta l’uomo in profondità, preferisce arretrare o scaricare all’indietro. L’area di rigore giallorossa sembra deserta, tanto che a segnare — o quantomeno provarci — è toccato al giovane Pisilli, partito da centrocampo per inserirsi e procurarsi il rigore del momentaneo 1-1.
Non è andata meglio a Ferguson, subentrato nella ripresa tra gli applausi di speranza dell’Olimpico, ma presto finito nel vortice della confusione generale. La sensazione è che a Trigoria ci sia un “incantesimo” sui centravanti, incapaci di segnare e di reggere la pressione della piazza.
È inevitabile, dunque, che si torni a parlare di mercato di gennaio, perché la Roma non può più permettersi di restare ostaggio di un attacco sterile. Il nome cerchiato in rosso è quello di Joshua Zirkzee, chiuso al Manchester United dalla concorrenza di Mbeumo e Cunha. Il club inglese e l’allenatore Amorim hanno aperto al prestito fino a giugno, e l’attaccante olandese — protagonista lo scorso anno al Bologna con Thiago Motta — sarebbe entusiasta di tornare in Serie A.
L’operazione prevede uno stipendio da 1,8 milioni per sei mesi, sostenibile per i Friedkin, che ora dovranno decidere se dare davvero un segnale di fiducia al progetto Gasperini.
Perché il tempo delle scuse è finito: la Roma è senza gol, senza un centravanti e senza certezze. A gennaio servirà un intervento deciso, altrimenti la stagione rischia di trasformarsi in un lento naufragio, con un allenatore “rivoluzionario” costretto a fare la guerra con le armi spuntate.
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