Campionato
Roma, ballottaggio Ferguson-Baldanzi fino all’ultimo: Gasp non esclude l’attacco senza centravanti e rilancia il sogno vetta
AS ROMA NEWS CREMONESE GASPERINI – Il grande dubbio della vigilia si chiama Evan Ferguson. Oppure Tommaso Baldanzi. Gian Piero Gasperini scioglierà le riserve soltanto all’ultimo istante, basandosi sulle sensazioni dell’attaccante irlandese, che continua a convivere con un fastidio alla caviglia. Se Ferguson darà l’ok, toccherà a lui guidare l’attacco; in caso contrario sarà Baldanzi a partire dal primo minuto. Un dilemma che Gasp si trascina ormai da giorni, mentre attorno a questo punto interrogativo ruotano diverse certezze.
«Ferguson non ha ancora recuperato bene dalla caviglia — spiega il tecnico —, sente ancora un po’ di dolore quando calcia. Però ha grande volontà e spesso questi problemi in partita si superano. È giovane, ha cambiato tutto e si è ritrovato catapultato in un’altra dimensione». Parole che risuonano familiari perché ricordano da vicino il percorso di Baldanzi, arrivato due anni fa da una realtà piccola come Empoli per immergersi nel mondo romanista.
Gasperini non esita a spendere parole di fiducia anche per lui: «Ha le caratteristiche per giocare come riferimento offensivo. Anche contro l’Udinese lo ha fatto molto bene. Gli manca qualcosina, certo, ma è rapido, duttile, e quando si avvicina alla porta sa diventare pericoloso. La Roma può anche giocare senza centravanti».
Sul fronte opposto, il tecnico giallorosso ritroverà un curioso amuleto: Davide Nicola, oggi alla guida della Cremonese. Nei precedenti tra i due allenatori, Gasperini non ha mai perso: 7 vittorie e 4 pareggi. Un trend che alimenta fiducia in un ambiente che ha iniziato davvero a credere alla possibilità di restare stabilmente in vetta.
E qui arriva il vero cambio di passo nelle parole dell’allenatore. Lui stesso, durante la sosta del 10 ottobre, aveva definito il primo posto un po’ «casuale». Oggi rivede la sua posizione: «Di casuale nel calcio non c’è nulla. All’inizio può succedere, ma dopo 11 giornate il primo posto significa qualcosa: vuol dire che una striscia l’abbiamo fatta, anche se non è definitivo. Per un quadro reale bisognerà aspettare il giro d’andata, quando avremo affrontato tutti».
Poi, l’ultima chiosa, amara e lucida: «I miracoli? L’ultimo che li faceva è finito male… Non servono miracoli, serve lavoro. Quando dico che siamo liberi di sognare, intendo questo. Anche se poi i sogni che diventano realtà sono pochissimi».
La Roma si presenta così allo Zini: con qualche infortunio, tanti dubbi in attacco ma un’identità forte. E soprattutto con la consapevolezza che quel primo posto, oggi, ha davvero un peso.
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