Campionato
Roma-Como 1-0, vittoria di fatica e sostanza: Wesley decide, giallorossi ancora quarti
Ottenere faticando. La Roma non conosce altro modo per conquistare serate, punti e gioia. Deve dare tanto, spesso tantissimo, e solo dopo può sperare di ricevere. È un limite, sì, ma anche una caratteristica identitaria. Ci sarà tempo per affrontarlo. Non è questa, però, la notte giusta per aprire il processo alla squadra per ciò che spreca e per quanto fatichi sotto porta. Il gol di Wesley, arrivato al 16’ del secondo tempo, rinvia il dibattito: la discussione è rimandata a data da destinarsi.
Perché la squadra di Gian Piero Gasperini non vince per grazia ricevuta. Il successo contro il Como è meritato, costruito con una prova di forza sul piano fisico e dell’intensità. I giallorossi hanno riconquistato più palloni, controllato la gara e concesso pochissimo. E quando il pericolo si è affacciato, c’è sempre stato Svilar, una garanzia tra i pali. Non subire grandi occasioni contro una squadra ricca di talento e idee come quella di Fabregas non è un dettaglio, ma un segnale chiaro.
La sfida era anche un confronto diretto tra due specialisti del pressing alto, ma è stato quello romanista a risultare più efficace e continuo. L’aggressività della Roma ha impedito al Como di trovare linee pulite verso la porta, soffocandone le iniziative e togliendo ritmo ai giocatori più creativi. Qualche discussione resta per il gol di Wesley, arrivato mentre un avversario era a terra, ma la Roma ha continuato a giocare, come spesso accade in situazioni simili.
La rete del brasiliano consegna tre punti pesantissimi e lascia la Roma al quarto posto, in attesa della delicata trasferta di sabato contro la Juventus. Dopo i ko con Napoli e Cagliari, i giallorossi si rilanciano con una vittoria che vale più della classifica.
Resta, però, il tema del gol. Le occasioni potenziali non mancano, soprattutto con Soulé e Ferguson, ma la precisione sotto porta continua a essere un problema. È un difetto noto, urgente da risolvere. Ma una cosa è certa: senza soffrire, senza sudare, questa Roma non riesce a godere davvero. Perché qui, senza fatica, non c’è piacere.
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