Dan e Ryan Friedkin

ULTIME NOTIZIE AS ROMA FRIEDKIN 2021 – Il primo anno dei Friedkin si è concluso. Era il 6 agosto 2020 quando il loro gruppo di riferimento, The Friedkin Group, hanno rilevato la Roma dalla gestione scellerata di James Pallotta. Molte cose sono cambiate da allora e la discontinuità è stata una chiave del lavoro dei texani fino a questo momento.

A cominciare dalla scelta dell’allenatore, che per la prima volta dopo tanti anni è ricaduta su un profilo di alto livello e non un nome che nella Roma avrebbe dovuto fare il salto di qualità. Convincere José Mourinho è stata una rivoluzione copernicana che ha fatto cambiare il punto di vista su diverse cose. Una di queste è stata la gestione della rosa: chi ha convinto il tecnico ha giocato, chi non lo ha fatto è rimasto fuori senza quasi possibilità di riscatto. Anche lo stile di gioco è cambiato rispetto a Fonseca, decisamente volto alla ricerca di praticità e concretezza in entrambe le fasi piuttosto che a creare un calcio-champagne. Infine, la comunicazione: addio agli 0-0 e alle frasi di circostanza, benvenute invettive contro arbitri, giornalisti o anche gli stessi calciatori, che fossero avversari o anche i propri. Tutte novità accolte sia come una ventata di freschezza ma anche con aspre critiche, in attesa dei risultati che arriveranno solamente con giocatori di livello.

Quindi intervenendo nel mercato, per l’appunto. Il tecnico conta il tempo in sessioni di mercato, la prossima sta per iniziare e nelle due svoltesi in questo 2021 c’è già il segno dei Friedkin: stop al trading sfrenato di giocatori che aveva caratterizzato la gestione pallottiana e via al tentativo di ottimizzare ciò che c’è a disposizione, cercando di tagliare i rami secchi e di reperire quanto di meglio sul mercato le casse giallorosse possano permettere.

Una strategia anche fin troppo lineare, che per ora non ha portato a risultati altisonanti, ma sostenuta da continue iniezioni di liquidità da parte dei proprietari, giunti a oltre 300 milioni di euro immessi e in attesa dell’aumento di capitale ampliato a 460 entro il 2022. Va capito per quanto tempo la proprietà sarà disposta a continuare su questa linea, con l’obiettivo di arrivare a una società in grado di muoversi con le proprie gambe non solo per quanto riguarda la sua sussistenza, ma anche su tavoli di trattative più importanti di quelli attuali.

Una via per aumentare i ricavi, è stato detto tantissime volte, è quella di avere uno stadio di proprietà. L’impresa, almeno per quanto riguarda i suoi passi formali, era vicina al compimento, ma i Friedkin hanno ritenuto irrealizzabile il progetto di Tor di Valle, abbandonandolo e decidendo di ricominciare da zero. Realizzare uno stadio verde, sostenibile ed integrato con il territorio (come da comunicato dello scorso 26 febbraio) è il nuovo obiettivo, per il quale si partirà con la scelta della nuova area, ancora da compiere nonostante alcuni spifferi parlano del Gazometro come prima scelta. E chissà se nel 2022 ci saranno passi in avanti concreti.

E‘ stata ristabilita anche la tradizione, una volta per tutte. Infatti il 2021 ha visto il tanto agognato ritorno dello stemma sostituito nel 2013, per la gioia dei tifosi che amano davvero la Roma. È cambiata la politica dei prezzi dello stadio, che unita alla voglia di tornare all’Olimpico dopo più di un anno di stop e all’arrivo di José Mourinho, ha portato a tanti sold-out e alla miglior media spettatori della Serie A con la capienza al 75%. E’ arrivato Tiago Pinto (nel ruolo di general manager, diretta emanazione dei Friedkin), amministratore delegato (Fienga ha salutato ed è arrivato Berardi) e altre cariche dirigenziali, nel tentativo di trovare finalmente una quadra e creare un meccanismo che funzioni nel tempo. Nel giro di un anno, nel 2021, la Roma è stata completamente rivoluzionata. Ora saranno i risultati e il campo a parlare.

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