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Malen trascina la Roma: numeri da bomber vero e il “caso” sostituzione a Napoli
Attorno a Donyell Malen si possono costruire analisi, riflessioni e perfino rimpianti. Perché quando Gian Piero Gasperini ha ammesso che «con lui da inizio stagione avremmo qualche punto in più», in pochi hanno avuto il coraggio di dissentire. L’impatto dell’olandese sulla Roma è stato immediato, quasi violento. E inevitabilmente riapre un interrogativo: com’è possibile che un attaccante così dominante arrivasse dalla Premier League quasi in sordina per poi “mangiarsi” la Serie A in poche settimane?
I numeri, prima di tutto. Cinque gol in cinque partite non sono una coincidenza, ma la fotografia di un centravanti che produce occasioni con continuità impressionante. Dopo la doppietta al Maradona, il dato che più colpisce è il rapporto tra minuti giocati e conclusioni: un tiro ogni 13 minuti. Un ritmo altissimo, da attaccante ossessivo sotto porta. E non si tratta solo di freddezza: Malen costruisce le proprie opportunità con movimenti intelligenti, controlli orientati e tagli improvvisi. A Napoli, ad esempio, il rigore trasformato lo aveva praticamente generato lui stesso, innescando Wesley con un pallone calibrato.
C’è poi un altro dato che rende felice Gasperini: dal suo debutto, Malen è il giocatore della Serie A con più tocchi in area avversaria (51). Per dare un termine di paragone, il secondo in classifica è fermo a 32. La Roma oggi entra negli ultimi sedici metri con maggiore facilità, tira di più e aumenta la qualità delle occasioni create. Gli expected goals sono passati da 1,49 a partita a 1,8 di media con lui in campo. Tradotto: la squadra produce con costanza potenziale da almeno due reti a gara.
Ecco perché la sostituzione al Maradona ha acceso il dibattito. Dopo il 2-1 firmato su rigore, l’uscita dell’olandese ha cambiato l’inerzia della partita. La Roma ha perso peso offensivo, capacità di pressing e gestione del pallone. Senza il suo centravanti, la squadra si è improvvisamente scoperta fragile. Gasperini ha spiegato la scelta con pragmatismo: Malen non ha ancora i novanta minuti nelle gambe e nei finali può calare. La necessità di inserire freschezza, anche a costo di affidarsi a giovani come Robinio Vaz o Venturino, rientra in un progetto di crescita collettiva.
Il punto, però, è evidente: oggi dietro Malen il rendimento crolla. Dybala alterna stop e recuperi, Soulé convive con la pubalgia, Zaragoza deve ancora trovare continuità, Dovbyk rischia di aver chiuso in anticipo la stagione, Ferguson è frenato dagli acciacchi. Il risultato è una dipendenza tecnica ed emotiva dal numero 14.
La corsa Champions passa anche da qui. Servono due condizioni: che Malen aumenti progressivamente la sua autonomia per restare decisivo fino all’ultimo minuto, e che chi gli sta attorno ritrovi forma e continuità. Senza alternative credibili, la Roma non può permettersi di perdere il suo centravanti nemmeno per mezz’ora. Perché oggi è chiaro a tutti: con Malen in campo la Roma è un’altra squadra. E senza di lui, lo si è visto a Napoli, tutto diventa più complicato.
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