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Roma, Malen c’è ma l’attacco è in emergenza: Dybala e Soulé ai box, servono rinforzi per la corsa Champions

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Un paradosso evidente. La Roma ha finalmente trovato il suo centravanti, ma intorno a lui il deserto. A Napoli, nel finale del 2-2 del Maradona, il tridente giallorosso era composto da Soulé (2003) a mezzo servizio per la pubalgia, Robinio Vaz (2007) e Venturino (2006). “Giovanotti”, direbbe Gasperini. E i titolari? Tutti in infermeria.

Da El Shaarawy a Dybala, passando per Dovbyk e Ferguson, l’attacco è stato falcidiato dagli infortuni. Per la sfida contro la Cremonese almeno Paulo potrebbe rientrare, dopo circa due settimane di stop, ma l’emergenza resta strutturale. Proprio la Joya doveva essere la spalla perfetta di Donyell Malen, e invece i due hanno condiviso il campo soltanto a Torino per 76 minuti e contro il Milan per 69. Troppo poco per costruire automatismi solidi.

Nel frattempo Soulé, che fino a qualche settimana fa era l’uomo più continuo del reparto, si trascina con una fastidiosa pubalgia. A Napoli è entrato nella ripresa al posto di Zaragoza, autore sì dell’assist per l’1-0 ma protagonista di una prova complessivamente opaca. Mati ha fatto quello che poteva, ma non è al meglio. E così Malen continua la sua corsa quasi in solitaria, aspettando tempi migliori.

L’olandese, su cui Gasperini ha scommesso forte, sta ripagando la fiducia con i gol e con una presenza costante negli ultimi sedici metri. All’Aston Villa alternava panchina e campo; a Roma è diventato un riferimento assoluto. Non solo per le reti, ma per la quantità di pericoli creati ogni partita. Un dettaglio non da poco per una squadra che, numeri alla mano, resta la meno prolifica tra le big con appena 31 gol complessivi.

Eppure qualcosa è cambiato. Se nel girone d’andata la Roma era rimasta a secco contro Milan, Inter e Napoli, da quando c’è Malen i giallorossi hanno segnato proprio contro le grandi: al Milan e al Napoli, oltre alla rete di Baldanzi a Torino. Segnali di crescita, ma non ancora sufficienti.

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Sul piano delle cifre, Malen è paragonabile solo a Soulé, fermo a 7 gol e 7 assist. Il resto del reparto fatica: Arena ha segnato una sola rete in stagione, come El Shaarawy; Ferguson ha collezionato cinque gol in ventidue presenze; Dovbyk è fermo a tre reti e due assist in diciassette partite. E poi c’è Dybala, il grande assente. Tre gol e quattro assist in ventidue presenze, una stagione segnata da continui stop, ultimo quello al ginocchio.

A Torino si è visto il paradigma ideale dell’attacco pensato da Gasperini: gol di Malen su assist di Dybala e rete dell’argentino. Tecnica, profondità, qualità nello stretto. È quella l’idea di Roma che Gasp ha in testa. Ma per ora è rimasta un’istantanea isolata.

Restano tredici partite di campionato più l’Europa League per rimettere insieme i pezzi e completare il puzzle offensivo. Perché Malen è una certezza, ma come si è visto al Maradona può non bastare. Se la Roma vuole blindare la zona Champions, servirà ritrovare tutti. E farlo in fretta.

FOTO: Credits by Shutterstock.com



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