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Batistuta torna a Trigoria: emozione Roma 25 anni dopo lo Scudetto. L’abbraccio con Dybala e il messaggio a Malen
Ottantasette partite, trentatré gol in giallorosso. E soprattutto venti reti nella stagione 2000-2001, quella del terzo e ultimo Scudetto della Roma. I numeri raccontano solo una parte della storia. Perché quando si pronuncia il nome di Gabriel Batistuta, l’emozione supera qualsiasi statistica. Batigol non è stato solo un centravanti: è stato un simbolo, un ruggito, la firma argentina su una stagione irripetibile.
A venticinque anni da quel gol al Parma che chiuse il campionato tricolore e a ventitré dall’ultima volta al Fulvio Bernardini, il “Re Leone” è tornato a casa. Una Trigoria rinnovata, modernizzata sotto la proprietà Friedkin, diversa nei corridoi e nelle strutture. Ma non nella memoria. Quella resta intatta, come il sogno di Franco Sensi trasformato in realtà a colpi di artigli argentini.
Ad accoglierlo, tra sorrisi e battute, c’era Paulo Dybala. “Qualche assist glielo avrei servito…”, ha scherzato la Joya. Da argentino ad argentino, da talento a mito. Perché Batistuta con l’Albiceleste ha scritto pagine leggendarie, diventando il numero 9 per eccellenza. A Roma, però, la storia l’ha scritta con il numero 18, oggi sulle spalle di Matías Soulé, nato pochi giorni prima dell’ultima partita della carriera del bomber. Un passaggio generazionale simbolico, suggellato da un abbraccio lungo e sincero.
Nel corridoio tappezzato di trofei e fotografie, accanto a Batistuta c’erano anche Lorenzo Pellegrini e Niccolò Pisilli. Le immagini di Totti, Cafu, Samuel, Emerson, Montella, Candela e Delvecchio raccontano una squadra leggendaria. “Qui mi sono divertito tanto e ho raccolto i frutti di una carriera lunga”, ha detto Batigol. “Eravamo fortissimi, siamo stati in testa quasi tutto il campionato e abbiamo vinto in casa davanti ai nostri tifosi in una giornata indimenticabile”.
Tra autografi e saluti ai dipendenti storici, non è mancato l’incontro con Gian Piero Gasperini, che ha scherzato: “Se me lo lasciate a Trigoria lo faccio giocare!”. Poi parole serie: “Questa Roma gioca bene, Gasp ha dato un’impronta e una mentalità offensiva”. Un’investitura che pesa.
Intanto il presente parla di Donyell Malen, tre gol nelle prime quattro partite in giallorosso, proprio come Batistuta al suo arrivo. L’olandese ha stretto la mano al Re Leone con evidente emozione. Non è un passaggio di testimone, forse, ma è un augurio. Perché Roma vive di bomber e di sogni.
Batistuta ha promesso che tornerà all’Olimpico, magari per il derby di maggio. Intanto resta il ricordo di una giornata speciale. Perché certi ruggiti non si spengono mai. Restano tra i pini di Trigoria, nei cori della Curva, nei racconti dei padri ai figli. E ogni volta che Batigol torna a casa, Roma ricorda cosa significa avere un vero numero nove.
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