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Totti verso il ritorno alla Roma: trattative in corso, tra ruolo operativo e immagine per i Friedkin
«Stiamo parlando, è vero. Stiamo discutendo alcuni dettagli e decidendo quale sia la cosa migliore per tutti». Le parole di Francesco Totti suonano come una conferma ufficiale: il dialogo con la Roma è aperto e il possibile ritorno del Capitano a Trigoria non è più soltanto una suggestione.
Se le dichiarazioni di Claudio Ranieri – «I Friedkin ci stanno pensando» – avevano acceso la miccia, il passaggio diretto di Totti a un più deciso «stiamo parlando e decidendo» rappresenta un salto significativo. Non solo a livello simbolico, ma anche mediatico e strategico. Perché il nome di Totti, a Roma, non è mai neutro.
Gli scenari sul tavolo sono molteplici. Si va dall’impatto legato al nuovo stadio alle sponsorizzazioni, fino al ruolo che l’ex numero 10 potrebbe ricoprire all’interno dell’organigramma giallorosso. La presenza del Capitano, anche soltanto come figura istituzionale, ha un peso economico evidente: per partner e sponsor, poter associare il proprio brand a Totti significa un ritorno in termini di visibilità e introiti stimabile in una percentuale importante.
Ma il punto centrale non è soltanto l’immagine. Totti non ha mai nascosto il desiderio di tornare con un ruolo vero, operativo, legato al campo. Non necessariamente alla prima squadra, ma con una partecipazione attiva nelle scelte tecniche e nella crescita del patrimonio sportivo del club. Una posizione che superi la dimensione puramente rappresentativa.
In questo contesto si inserisce anche la figura di Gian Piero Gasperini, tecnico dal profilo decisionista, abituato a lavorare con un gruppo ristretto di collaboratori di fiducia. Ciò non esclude a priori un inserimento di Totti, ma richiederebbe un equilibrio chiaro nelle competenze e nelle responsabilità. Il confronto tra le parti sarà inevitabilmente determinante.
Tra le ipotesi più concrete c’è quella di un coinvolgimento nel settore giovanile. Una pista che prende quota e che potrebbe rappresentare il compromesso ideale: un ruolo tecnico, legato alla formazione e alla scelta dei talenti, senza interferire direttamente nella gestione quotidiana della prima squadra. Sarebbe anche un modo per valorizzare l’esperienza e il carisma di Totti nella crescita delle nuove generazioni giallorosse.
Non va dimenticato che sette anni fa l’addio maturò proprio per la mancanza di centralità decisionale. «Mi dimetto perché sono tenuto fuori da tutto», disse allora. Oggi, il nodo da sciogliere è esattamente lo stesso: trovare un punto d’incontro tra il valore d’immagine che interessa alla proprietà e la necessità, per Totti, di incidere realmente sul progetto sportivo.
Le trattative sono in corso. Il clima sembra disteso. E se l’accordo dovesse arrivare, sarebbe molto più di un ritorno romantico: sarebbe una scelta strategica, destinata a incidere sul futuro della Roma.
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