Editoriale
Roma-Cremonese 3-0: Gasperini la vince con i cambi, Cristante avanzato e i giovani decisivi per la corsa Champions
La Roma non ha solo battuto la Cremonese. L’ha letta, capita e poi riscritta. E se il 3-0 finale racconta una superiorità netta, la vera differenza l’ha fatta Gian Piero Gasperini, ancora una volta capace di incidere con le sue scelte a gara in corso.
Perché il primo tempo era stato un rompicapo. Ritmi bassi, pochi varchi, un muro grigiorosso difficile da scardinare. La Roma teneva il possesso, ma non graffiava. Serviva un’intuizione. E l’intuizione è arrivata dalla panchina.
La mossa chiave: El Aynaoui dentro, Cristante più avanti
Il cambio di inerzia nasce da due decisioni precise. L’ingresso di El Aynaoui in mezzo al campo ha aumentato qualità e dinamismo nella gestione del pallone, ma soprattutto ha permesso a Cristante di alzarsi sulla trequarti. È stato lì che la partita ha svoltato.
Con Cristante più vicino a Malen, la Roma ha guadagnato peso tra le linee e presenza in area. Non più un centrocampo che accompagna, ma un centrocampista che attacca. Il gol che sblocca il match è la fotografia perfetta di questa scelta: inserimento, tempo giusto, impatto decisivo. Da lì in poi la Cremonese ha perso le misure e la Roma ha preso campo, fiducia e convinzione.
Il passaggio alla difesa a quattro ha ulteriormente ampliato gli spazi. Più ampiezza, più uomini oltre la linea della palla, più pressione costante. Non è stato un dettaglio tattico, è stato lo scacco matto.
Giovani veri, non comparse: Venturino e Pisilli
Ma l’editoriale di questa vittoria non può fermarsi ai veterani. Perché Gasperini ha avuto il coraggio di inserire giovani di valore, non per fare minutaggio ma per cambiare l’inerzia.
Venturino è entrato con personalità, attaccando l’uomo e dando imprevedibilità sulla fascia. Ha allargato la difesa, creato superiorità, acceso il pubblico. Non è sembrato un ragazzo mandato dentro a fare esperienza: è sembrato pronto.
E poi Pisilli. Il suo gol nel finale non è solo il sigillo sul 3-0, è il simbolo di un progetto. Energia, inserimento, freddezza. Chiamarlo alternativa ormai è riduttivo: è una risorsa strutturale. Gasperini ha dimostrato che la profondità della rosa non è un concetto astratto. È un’arma.
Vittoria pesante, messaggio chiaro
Il risultato pesa. Per la classifica, certo: terzo posto, +4 sulla Juventus prima dello scontro diretto. Ma pesa soprattutto per il modo in cui è arrivato. Senza Dybala, senza Soulé, senza Ferguson, senza Dovbyk. Con un attacco ridotto all’osso e un centrocampo chiamato a fare gli straordinari.
La Roma ha vinto perché il suo allenatore ha cambiato la partita mentre la partita stava scivolando verso la frustrazione. Ha letto il momento, ha corretto l’assetto, ha dato fiducia ai giovani e responsabilità ai leader.
Questo 3-0 non è solo una vittoria contro la Cremonese. È una dichiarazione di intenti nella corsa Champions. E soprattutto è la dimostrazione che Gasperini non si limita a preparare le partite: le sa vincere anche durante.
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