Editoriale
Roma, via alla campagna contro Gasperini: il vero problema non è l’allenatore ma la società
All’indomani dell’eliminazione della Roma dall’Europa League contro il Bologna, è partita puntuale la solita campagna mediatica contro Gian Piero Gasperini. Un copione già visto, già scritto, già recitato. Le critiche si concentrano sulle scelte del tecnico, dimenticando però un aspetto fondamentale: non erano scelte, ma necessità.
Gasperini, infatti, si è trovato ancora una volta a gestire una rosa corta, limitata e falcidiata dagli infortuni. Parlare di errori tattici senza considerare che in panchina non esistono alternative credibili per cambiare l’inerzia delle partite significa ignorare la realtà. Le opzioni offensive sono ridotte al minimo, con Dybala e Soulé fuori, e con acquisti come Ferguson e Dovbyk che non hanno inciso come ci si aspettava.
Questo “giochetto” non è nuovo. È lo stesso schema già visto con José Mourinho, messo sotto pressione mediatica fino all’esonero nel 2024 quando la Roma era ancora in piena corsa Champions. Oggi la storia rischia di ripetersi, con Gasperini nel mirino nonostante sia, di fatto, il meno responsabile di una stagione deludente.
Le responsabilità vanno cercate altrove. Se un direttore sportivo non riesce a fornire al proprio allenatore i giocatori richiesti, sia in estate che a gennaio, la colpa non può ricadere su chi poi deve scendere in campo e trovare soluzioni con quello che ha a disposizione. Massara non ha costruito una squadra adatta al calcio di Gasperini, e i risultati si vedono.
Ma andando ancora più in alto, il problema è strutturale. La proprietà dei Friedkin continua a dare priorità ad altri progetti, come lo stadio a Pietralata, senza riuscire a costruire una squadra realmente competitiva. E nel calcio, si sa, il pesce puzza sempre dalla testa.
Il risultato è una Roma incompleta, con giocatori che in alcuni casi non reggono i ritmi e le richieste del tecnico, e con un organico che non permette rotazioni adeguate. In questo contesto, è facile puntare il dito contro l’allenatore, molto più difficile analizzare le vere cause.
C’è già chi invoca nomi alternativi, come Roberto De Zerbi, ma la domanda è semplice: davvero qualcuno pensa che basti cambiare guida tecnica per risolvere problemi strutturali così evidenti? Senza un cambiamento ai vertici societari, il rischio è quello di rivivere lo stesso copione ogni anno, sempre nello stesso periodo.
Una società forte, oggi, difenderebbe la propria scelta. Difenderebbe Gasperini. E anche Claudio Ranieri, figura fondamentale nella storia recente del club, dovrebbe assumere una posizione chiara e ribadire la fiducia nel tecnico.
Lo avevamo detto già a febbraio, subito dopo la chiusura del mercato: tra Massara e Gasperini ne resterà uno solo. Il timore, però, è che a pagare sia ancora una volta chi ha meno colpe. E sarebbe un errore grave. Un errore di cui la Roma potrebbe pentirsi amaramente, proprio come è successo con Mourinho.
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