Campionato
Roma-Lecce, il silenzio di Gasperini e il messaggio ai dirigenti: tridente baby e tensione a Trigoria
Meglio un mal di gola che un mal di pancia. Il risultato è lo stesso: Gian Piero Gasperini sceglie ancora il silenzio dopo una sfida contro il Lecce, proprio come accaduto all’andata lo scorso 6 gennaio. E anche questa volta, il mancato confronto con i media fa più rumore di mille parole.
La versione ufficiale parla di un’indisposizione, un semplice mal di gola. Ma a Trigoria e dintorni, c’è chi racconta di un tecnico visibilmente nervoso al termine della partita, segno che la tensione resta alta nonostante la vittoria.
E allora, più delle parole, parlano le scelte. Il finale di gara ha offerto un segnale chiaro: il tridente formato da Vaz, Venturino e Arena, giovanissimo e spregiudicato, non è passato inosservato. Una decisione forte, soprattutto considerando le esclusioni di giocatori più esperti come El Shaarawy e Zaragoza.
Una scelta che può essere letta anche come un messaggio. Un’indicazione indiretta, forse, rivolta alla dirigenza, in un momento in cui i rapporti interni restano delicati. Perché, come recita il detto, a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.
Sul campo, però, la Roma ha dato una risposta importante. La squadra ha onorato anche il messaggio lanciato dalla Curva Sud prima della partita: “Dovete meritarvi il rispetto, dimostrate che uomini siete”. Un invito chiaro, raccolto con una prestazione solida e concreta.
E alla fine, dagli spalti è arrivata la risposta. Dai fischi alla ritrovata sintonia, con applausi sinceri soprattutto per Angelino, accolto calorosamente al suo ingresso e celebrato anche sui calci piazzati.
L’Olimpico, come spesso accade, sa essere duro ma anche generoso. Sa giudicare, ma anche sostenere. E se la Roma vuole davvero ripartire, deve aggrapparsi proprio a questo: alla connessione con il proprio pubblico e alla capacità di trasformare la tensione in energia positiva. Il silenzio di Gasperini resta. Ma il campo, almeno per una sera, ha parlato chiaro.
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