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Roma, allarme tiro da fuori: la squadra di Gasperini non segna dalla distanza e paga l’assenza di soluzioni alternative
I gol non arrivano da lontano. Anzi, non arrivano quasi mai. La Roma di Gian Piero Gasperini continua a confermare un limite ormai evidente: la totale assenza del tiro da fuori area. Al massimo si tenta dai sedici metri, lì dove “batte il gesso”, ma sempre con il contagocce e con risultati tutt’altro che esaltanti. La balistica non è una dote di casa a Trigoria, e i numeri lo certificano.
Il marchio di fabbrica del Gasp, anche nella sua versione giallorossa, resta il fraseggio corto, il dialogo nello stretto, le combinazioni rapide al limite dell’area. Una strategia efficace solo se hai un terminale offensivo vero, un centravanti in grado di capitalizzare ciò che costruisci. Ma senza un attaccante di peso — come emerso in modo clamoroso nei big-match — molte azioni finiscono per perdersi nel nulla, disperse tra passaggi orizzontali e conclusioni mai tentate.
Il ricorso ai calci piazzati dalla distanza, un tempo arma preziosa di Dybala e Pellegrini, è quasi scomparso. L’unico giocatore realmente dotato in questo fondamentale sarebbe Bryan Cristante, che storicamente ha un buon tiro dai 20-25 metri. Eppure l’unico gol stagionale del centrocampista è arrivato di testa, su angolo, a Firenze. Un paradosso che racconta meglio di ogni analisi l’aridità di alternative offensive.
La Roma non arriva al tiro dai 16-20 metri: è un dato di fatto. Dei 16 gol segnati in Serie A, tutti — tranne due — sono arrivati da dentro l’area di rigore. E quei due portano entrambi la firma di Matías Soulé, che ha timbrato da poco fuori area sia al Franchi sia a Cremona, con due conclusioni quasi identiche: tiri liftati, sul secondo palo, appena oltre la linea del gesso. Due lampi isolati in un deserto di soluzioni dalla distanza.
Il grande enigma resta però Manu Koné. Il francese è dotato tecnicamente, ha un destro pulito, domina nelle transizioni e nel palleggio. Eppure, nonostante il ruolo e le caratteristiche, non prova mai il tiro da fuori. I numeri sono impietosi: in 16 gare di campionato e 5 di Europa League solo 9 conclusioni totali, appena 5 dalla distanza, e una sola nello specchio, contro l’Udinese. L’xG complessivo? 0,5. Praticamente nullo.
Il risultato è una Roma che si arena sistematicamente al limite dell’area, incapace di sorprendere le difese chiuse, prevedibile negli sviluppi, e totalmente priva di una soluzione fondamentale nel calcio moderno: il tiro da fuori come arma per sbloccare le partite sporche.
Un limite strutturale che il mercato di gennaio dovrà provare a correggere, insieme alla ben più evidente necessità di un centravanti. Perché senza varietà offensiva, senza coraggio al tiro e senza gol dalla distanza il salto di qualità resterà sempre incompiuto.
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