Editoriale
Roma fuori dall’Europa League: colpe ai vertici, Gasperini non è il problema
Sarebbe fin troppo semplice, e anche profondamente sbagliato, scaricare tutte le responsabilità su Gian Piero Gasperini dopo l’eliminazione della Roma dall’Europa League per mano del Bologna. Il risultato fa male, l’uscita agli ottavi pesa, ma fermarsi alla superficie significherebbe ignorare il vero problema.
La realtà è chiara: Gasperini si è presentato alla partita più importante della stagione con una rosa incompleta e senza alternative all’altezza. Le assenze di Dybala e Soulé, i due giocatori con maggiore qualità e capacità di accendere l’attacco, hanno inciso in maniera evidente. Senza di loro, la Roma ha perso fantasia, imprevedibilità e soluzioni offensive, ritrovandosi spesso prevedibile e sterile nei momenti chiave.
Eppure, nonostante tutto, la squadra ha reagito, ha rimontato, ha lottato fino all’ultimo respiro davanti a un Olimpico straordinario. Segno evidente che il gruppo segue l’allenatore e che il lavoro di Gasperini, al netto degli errori, ha ancora basi solide.
Il problema, quindi, sta a monte. Sta nella proprietà, nei Friedkin, che hanno costruito una squadra non all’altezza delle ambizioni dichiarate. Le campagne acquisti, sia estiva che invernale, hanno lasciato troppe lacune, consegnando al tecnico una rosa corta e sbilanciata proprio nel momento decisivo della stagione.
In questo contesto, il ruolo del direttore sportivo diventa centrale. Massara è il principale responsabile di scelte di mercato discutibili, per non dire fallimentari, che hanno indebolito la squadra invece di rafforzarla. Errori che oggi la Roma paga a caro prezzo.
Per questo motivo, mandare via Gasperini sarebbe un autogol clamoroso. Il tecnico ha dimostrato di voler vincere, di avere idee, di pretendere una squadra competitiva. Esattamente ciò di cui la Roma ha bisogno per tornare ad alti livelli.
Se davvero i Friedkin vogliono costruire un progetto serio e ambizioso, la strada è una sola: blindare Gasperini e intervenire sulla struttura dirigenziale, correggendo gli errori fatti finora. Continuare a cambiare allenatore senza risolvere i problemi strutturali significherebbe perpetuare un ciclo di mediocrità.
La verità è scomoda, ma evidente: le responsabilità maggiori sono della proprietà. E finché non verranno affrontate, nessun allenatore potrà fare miracoli.
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