Editoriale
Stadio della Roma a Pietralata? Ai tifosi interessano trofei e vittorie, non promesse
C’è un concetto che va detto con nettezza, senza ipocrisie e senza giri di parole: ai tifosi della Roma dello Stadio di Pietralata non interessa minimamente nulla se prima non arriva una squadra forte, credibile e costruita per vincere. I romanisti non vivono di plastici, rendering, conferenze stampa e passerelle politiche. Vivono di emozioni vere, di partite vinte, di notti europee, di trofei alzati al cielo. Il resto, senza risultati, è soltanto contorno.
La verità è molto più semplice di quanto qualcuno voglia far credere. L’Olimpico è pieno già adesso. Lo riempiono i tifosi della Roma da anni, lo riempiranno anche domani e lo riempirebbero pure in un parcheggio, se vedessero una squadra degna di questo nome. Quindi basta raccontare lo stadio come se fosse la soluzione a tutti i mali. Non lo è. Lo stadio può essere importante per il club sul piano economico e strutturale, ma non è ciò che oggi chiede il popolo romanista. Oggi il popolo romanista pretende altro: una Roma che lotti per vincere, non una Roma che rimandi tutto a un domani indefinito.
I Friedkin devono capirlo subito e non commettere lo stesso errore già visto con Pallotta. Aspettare lo stadio per investire seriamente sulla squadra sarebbe un errore gravissimo, forse irreparabile. La Roma non può permettersi di galleggiare, di rinviare, di progettare all’infinito senza affondare il colpo. La crescita deve essere immediata, concreta, visibile. Servono investimenti veri, non slogan. Servono calciatori forti, pronti, funzionali, non scommesse continue usate come alibi per giustificare una mediocrità travestita da programmazione.
E qui Gasperini ha già indicato la strada in maniera chiarissima. Serve un’ossatura di 14-15 giocatori forti, affidabili, pronti a sostenere la pressione e a trascinare la squadra, con accanto 4-5 giovani di prospettiva da inserire gradualmente, senza bruciarli e senza appoggiargli sulle spalle il peso di una Roma che deve tornare a vincere. Questo è il modello giusto. Questo è il modello delle squadre che costruiscono qualcosa di serio. Prima i pilastri, poi i ragazzi. Prima la struttura, poi il contorno. Prima la fame di vincere, poi il marketing.
Perché nel calcio i trofei non si alzano con le buone intenzioni. Si alzano con gli investimenti, con una rosa profonda, con una società ambiziosa e con un allenatore che alza l’asticella ogni giorno. E Gasperini è esattamente questo: uno che pretende, uno che non si accontenta, uno che non vende fumo. Uno che vuole una Roma più forte, non una Roma che aspetta tempi migliori. Se davvero si vuole aprire un ciclo, bisogna seguire questa linea con coraggio e senza esitazioni.
Anche la politica farebbe bene a smetterla di pensare che i tifosi romanisti possano essere blanditi con qualche annuncio sullo stadio o con la promessa della prima pietra. I tifosi della Roma non vogliono posare la prima pietra nel duemilamai. Vogliono alzare coppe. Vogliono vedere una squadra competitiva, feroce, costruita per arrivare in fondo. Vogliono contare in Italia e in Europa. Pensare di accontentarli con la retorica sul nuovo impianto significa non avere capito nulla dell’anima romanista.
La Roma non deve scegliere tra stadio e squadra, ma oggi la priorità è evidentissima. Prima si vince, poi si inaugura. Prima si costruisce una squadra da trofei, poi si tagliano i nastri. Se i Friedkin vogliono davvero lasciare un segno nella storia romanista, investano subito e investano forte. Perché il tempo delle attese è finito. A Roma non serve un’altra promessa. Serve una grande squadra. Subito.
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