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Roma, l’effetto Koné: numeri, equilibrio e il ritorno chiave prima della Juventus
Ci si accorge della sua importanza soprattutto quando manca. Manu Koné è così: uno di quei giocatori che sembrano “ovvi” finché sono in campo, ma la cui assenza pesa più di quanto si immagini. I numeri, in questo senso, raccontano una storia chiara.
Nelle ultime quattro partite senza il centrocampista francese, tra campionato e coppe, la Roma ha ottenuto appena una vittoria, quella netta contro il Cagliari. Poi sono arrivati i pareggi con Napoli e Panathinaikos e il ko di Udine. Il peggior ruolino di marcia stagionale per la squadra di Gasperini in un arco così breve. Un segnale che va oltre la semplice coincidenza.
Con Koné in campo, la solidità cresce sensibilmente. Mile Svilar mantiene la porta inviolata in campionato nel 45% delle gare, quasi due volte su tre. Senza il francese, la percentuale scende drasticamente a una su tre. Un dato che evidenzia quanto il suo lavoro in fase di filtro sia determinante.
È vero, non è un centrocampista prolifico sotto porta. Eppure, paradossalmente, resta il miglior mediano giallorosso dal punto di vista realizzativo in campionato con due reti. Ma la sua importanza va ben oltre i gol: è terzo in rosa per palloni recuperati (47), secondo per duelli vinti (121) e primo per percentuale di passaggi riusciti, con un eccellente 91,2%. Numeri da equilibratore, da uomo che dà ritmo e struttura alla squadra.
Il futuro, come sempre, sarà legato al mercato. Le eventuali offerte per profili come Svilar, Ndicka, Soulé o Wesley potrebbero influenzare le scelte estive. Ma è difficile immaginare oggi una Roma pronta a privarsi di Koné con la stessa leggerezza di un anno fa. Il suo peso specifico è cresciuto, così come la consapevolezza della sua centralità nel progetto.
Il suo ritorno arriva nel momento più delicato della stagione. Non solo in vista della Cremonese, ma soprattutto alla vigilia del big match contro la Juventus e nel pieno della volata Champions. Con lui a disposizione, Gasperini può finalmente ruotare tutti i centrocampisti senza forzature. Anche se, in fondo, una regola non scritta resta valida: quando Manu c’è, Manu gioca.
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