Dan Friedkin

AS ROMA NEWS FRIEDKIN SOMMELLA – Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza che è un grande tifoso della Roma, intervistato da Tele Radio Stereo ha espresso la sua opinione sul momento attuale che sta vivendo la squadra giallorossa allenata da De Rossi e anche sulle voci di una trattativa tra i Friedkin e gli arabi per una cessione.

Roberto Sommella è più De Rossiano o Mourinhiano? 
Sono con la Roma, e questo è il nostro tratto difensivo. Sono nato nel 1964, ho visto tanti allenatori. Questo è un tema dibattuto, che si era calmato dopo le tre vittorie di De Rossi. Ho sempre sostenuto che il miglior acquisto dei Friedkin fosse Mourinho, se non altro per aver riportato tanta gente allo stadio e per il personaggio che portava con sé. Se non hai i giocatori giusti per eccellere, però, alla fine viene sostituito anche Mourinho: è la vecchia legge del calcio”.

Che cosa c’è di vero in merito alla trattativa tra i Friedkin e gli arabi?
Abbiamo fatto delle verifiche, ci sono state suggestioni e indiscrezioni ma ancora nulla di concreto. Al momento sembrerebbe tutta una voce, anche perché i Friedkin non sembrano aver deciso di lasciare. Siamo di fronte a proprietari che non parlano, quindi diventa complicato anche verificare. Noi parliamo un po’ con tutti, mi colpisce moltissimo vedere questo tratto dei Friedkin. In tanti anni di romanismo, la cosa che mi colpisce di più è non essere contaminati dalla frenesia, dall’entusiasmo o dalla tristezza a seconda dei risultati. Sono persone che dovrebbero essere abituati ad avere il sangue nelle vene. Con altre fonti, ovviamente, abbiamo verificato, ma la fonte più facile sarebbe chiedere a loro. Non è una critica, però è una cosa eccezionale nel mondo dei media. Mi chiedo perché dovrebbero subentrare gli arabi, come compagnia o fondo, soprattutto senza la certezza, lato Roma, di poter allargare il proprio fatturato, vedi la questione stadio. Se non si dovesse fare lo stadio, sicuramente si porrà il problema di sostenibilità del business”.

Come è possibile che i Friedkin non abbiano rilasciato alcuna dichiarazione nel post-gara contro il Siviglia mentre siano i primi a schierarsi contro la SuperLega, in favore della UEFA? 
Contro il Siviglia abbiamo perso ai rigori, e i rigori bisogna tirarli e segnarli. Se avessimo tirato bene i rigori avremmo vinto l’Europa League, segnare i rigori è il suggello delle tue capacità. Tornando a noi e buttandoci alle spalle quanto successo, i Friedkin potrebbero supportare la UEFA in merito alla questione SuperLega anche per chiarire la loro posizione in tal senso e, magari, avere con l’istituzione un rapporto chiaro e migliore. Lo vedo come un segno di rispetto nei confronti delle istituzioni che governano il calcio. Ora il calcio è intrattenimento, deve tornare a essere uno sport”.

Che direzione sta prendendo la Roma dei Friedkin dopo due anni e mezzo, fatti alla mano? 
“Non vedo un cambio di direzione, nonostante i vari cambiamenti. Con Mourinho è successo sicuramente qualcosa, con De Rossi invece la squadra ha avuto una ripresa fisica importante e dei giocatori si sono ripresi alla grande. L’Inter a due squadre, lo abbiamo visto, ma nel primo tempo la Roma ha retto eccome. Non c’è un Direttore Sportivo, il Presidente non parla; prima avevi un allenatore che parlava e anche troppo, De Rossi è molto concreto. La differenza, però, la fanno i giocatori in campo: se li hai vinci, se non li hai puoi fare un primo tempo come contro l’Inter ma poi alla fine perdi”.

Come fa l’Inter, che ha più debiti della Roma, a mantenere l’asticella alta e a giocarsi ogni anno Scudetto e Champions League? 
C’è un azionista importante, ma questa in generale è una bella domanda. I bilanci delle squadre di calcio non sono come quelli delle aziende, non ci sono stadi per tutti né merchandising né musei. L’asset su cui si basa tutto è il giocatore, il parco-giocatori e quello che vale. Prima o poi la bolla dei prezzi che si vedono attualmente scoppierà. Il Fair-Play Finanziario c’è sulla carta, ma poi in pratica…Ci dovrebbe essere un valore convenzionale mondiale che dia il prezzo a quel prodotto e a quel fatturato, per i calciatori invece è diverso. Se hai i soldi puoi spendere, questo è un altro problema. Bisogna avere disponibilità per spendere, e oggi ci sono prezzi altissimi. Ammettendo che avessimo disponibilità finanziaria, cosa che la Roma causa Fair-Play non ha, avremmo la possibilità di acquistare Ronaldo o Bellingham? No. Senza Cristante, secondo me, la Roma non esiste: uno come Cristante è fondamentale come era fondamentale Bagni oppure Oriali, sono giocatori che danno l’anima”.

Di fatto, a che cosa è servito uscire dalla borsa per i Friedkin? 
Questa è una cosa che a noi di Milano Finanza amareggia, devo dire la verità. Ci sono due motivi sostanziali per cui si esce dalla borsa, in particolare quella di Milano: se sposti la tua azienda in un’altra borsa dove ci sono meno tasse e burocrazie, come accaduto già a grandi aziende italiane, oppure se consideri inutile l’apporto di capitali che tu riesci a trovare e ad avere attraverso la borsa e vuoi mantenere interamente il controllo sulla tua azienda. I Friedkin sono andati verso la seconda opzione. Per capire perché la Roma si sia delistata bisogna anche partire dal presupposto che, quando arrivarono i Friedkin, il contante era molto poco quindi era inutile restare quotati. Per l’amore che c’è verso questa squadra e per il pubblico che accorre allo stadio ho sempre pensato che la Roma meriterebbe l’azionariato diffuso, come accade al Barcellona, trasformando la squadra in una grande cooperativa senza passare attraverso la borsa. L’azionariato diffuso potrebbe essere una strada giusta, tanti giovani in campo e via”.

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