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INCHIESTA – Moussoligno e l’ombra LogikSEO: polemiche, vecchi legami e l’attacco postumo a Rocco Commisso

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La morte di Rocco Commisso, avvenuta ieri negli Stati Uniti, ha scosso il mondo del calcio italiano. Ma nelle stesse ore, sui social, si è aperto un fronte di polemiche durissime che nulla hanno a che vedere con il cordoglio. Al centro, l’account X Moussoligno, già noto in rete come LogikSEO e riconducibile a Cesare DiMauro: sul suo profilo sono apparsi video e contenuti in cui Commisso veniva riproposto mentre attaccava giornalisti di Sky Sport, accompagnati — secondo numerose segnalazioni — da commenti ritenuti offensivi da parte dell’account e di alcuni follower. Una scelta che ha alimentato l’indignazione di chi parla di mancanza di rispetto nel giorno della scomparsa del patron viola.

Le critiche non si fermano al singolo episodio. Come già ricostruito in precedenti approfondimenti, LogikSEO/Moussoligno (Cesare DiMauro) è stato in passato consulente SEO per la AS Roma durante la gestione James Pallotta, con Mauro Baldissoni e Franco Baldini, in un contesto che — secondo fonti pubbliche e materiali d’archivio — vedeva anche il coinvolgimento professionale dello Studio Tonucci. Negli anni in cui Pallotta era al timone, gli scontri dialettici con Commisso furono frequenti: emblematico un tweet dell’8 agosto 2020, successivo alla cessione della Roma a Dan Friedkin e Ryan Friedkin, in cui Pallotta rispose a Commisso con toni sarcastici ricordando un incontro a New York e negando qualunque ipotesi di partnership.

È in questo contesto storico di rivalità che alcuni osservatori collocano l’ultima uscita social di Moussoligno, letta come una prosecuzione di vecchie ostilità. A rafforzare il quadro, nelle stesse ore sulla timeline dell’account è comparsa senza commenti una foto di Matteo Renzi. Un riferimento che ha riacceso illazioni già circolate in passato su presunte pressioni politiche legate al futuro della Fiorentina: ricostruzioni giornalistiche avevano parlato — sempre in termini di voci e retroscena — di tentativi di favorire una cessione a fondi esteri, come il PIF saudita. In quelle stagioni, inoltre, era centrale la figura dell’allora direttore generale Joe Barone, scomparso successivamente, che avrebbe ricevuto un messaggio di Renzi per farlo incontrare con i rappresentanti Sauditi del fondo PIF.

Nel dibattito che ne è seguito, c’è chi sostiene che vecchie reti di relazione riconducibili all’era Pallotta continuino ad avere eco e influenza nel sottobosco mediatico, mentre altri parlano di speculazioni prive di riscontri. Viene citata, ad esempio, l’operazione Robinio Vaz come prova di contatti professionali ancora attivi con figure note dell’ex gestione (Federico Balzaretti, Mehdi Benatia e Franco Baldini oltre a Frederic Massara, direttore sportivo della Roma): un tema che resta oggetto di discussione.

Quel che è certo è che l’episodio social legato alla morte di Commisso ha riaperto una ferita profonda: il confine tra critica, provocazione e rispetto. In un momento che avrebbe richiesto sobrietà, la scelta di rilanciare contenuti divisivi ha prodotto l’effetto opposto, alimentando sdegno e richieste di responsabilità. L’inchiesta prosegue sui fatti verificabili, distinguendo documenti, dichiarazioni pubbliche e opinioni, perché — come sempre — solo i riscontri possono trasformare le accuse in verità.

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FOTO: Credits by Shutterstock.com



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