Francesco Totti

La Roma non dimentica i suoi simboli. E l’Olimpico, quando vede Francesco Totti alzarsi in piedi, reagisce come se il tempo si fosse fermato. Un boato, cori che rimbalzano da una curva all’altra, applausi che sanno di casa. Non servono scarpini né fascia da capitano: basta la sua presenza per cambiare l’atmosfera.

È stata la sua serata, ancora una volta. Non in campo, ma sugli spalti. Eppure il peso emotivo è stato lo stesso di una finale. Perché quello che fino a pochi mesi fa sembrava solo un sogno nostalgico oggi appare sempre più concreto: il ritorno di Totti nella Roma non è più una suggestione romantica, ma una possibilità reale.

L’ingresso nello stadio, i saluti ai dipendenti storici, i corridoi percorsi con naturalezza, come se non se ne fosse mai andato. Accanto a lui, il fidato Vito Scala, compagno di mille battaglie. Scene che raccontano appartenenza autentica, non semplice rappresentanza. Gesti piccoli, ma dal significato enorme.

Durante la sfida contro il Cagliari, il momento più intenso è arrivato quando le telecamere lo hanno inquadrato sui maxi schermi. Totti si è alzato, ha salutato, ha ringraziato. Un gesto semplice, ma potentissimo. L’Olimpico lo ha abbracciato, lui ha restituito affetto. Uno scambio naturale, viscerale, tipicamente romanista.

All’intervallo non è passato inosservato neppure l’incrocio con Claudio Ranieri, altro volto che incarna la storia giallorossa. Passato e presente che si toccano, quasi a suggerire un futuro comune.

Anche i segnali societari vanno nella stessa direzione. Prima del match, il direttore sportivo ha confermato come il rapporto tra Totti e la famiglia Friedkin sia solido e continuo. La proprietà americana sta lavorando con discrezione, lontano dai proclami, per costruire una struttura dirigenziale forte, riconoscibile e profondamente legata all’identità del club. E in questo progetto il nome dell’ex capitano torna centrale.

Non come uomo immagine, ma come figura operativa, credibile, capace di parlare la lingua di Roma. Una presenza che conosce l’ambiente, che ama la maglia e che gode di una fiducia totale da parte dei tifosi. Non nostalgia, ma strategia. Non passato, ma patrimonio vivo.

La sua sola presenza allo stadio ha coinciso con due vittorie e con un clima diverso, più carico, più compatto. Totti funziona da catalizzatore emotivo: ogni sorriso viene interpretato, ogni passo osservato, ogni saluto amplificato. Il suo ritorno non fa rumore, ma scalda tutto.

E così, senza annunci ufficiali né effetti speciali, la sensazione cresce partita dopo partita: Roma e Totti si stanno riavvicinando davvero. Una porta che non si era mai chiusa del tutto ora si sta spalancando. E il cuore giallorosso, inevitabilmente, batte un po’ più forte.



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