Fermi tutti: nessun paragone azzardato, nessuna graduatoria tra epoche diverse. I pianeti restano lontani. Ma quando si osserva Donyell Malen, qualcosa nella memoria collettiva del popolo giallorosso si riaccende. Per mentalità, istinto e ossessione per il tiro, era dai tempi di Gabriel Omar Batistuta che la Roma non vedeva un centravanti così “programmato” per fare gol.
Non è una questione di chi sia più forte. I numeri e le carriere parlano da soli. Ma è il modo di stare in campo che riporta indietro nel tempo. E neppure un campione totale come Edin Džeko, per caratteristiche, aveva questa fissazione quasi maniacale per la conclusione immediata.
Un numero 9 d’altri tempi
In un calcio moderno fatto di falsi nove, attaccanti associativi e punte che giocano spalle alla porta per creare spazi, la Roma ha rimesso in rosa un centravanti vecchio stile. Vecchio nel pensiero, non certo nella velocità.
Malen riceve palla e ha un solo obiettivo: andare al tiro. Il primo controllo è sempre orientato verso la porta, il corpo già pronto alla conclusione, i movimenti a tagliare la difesa studiati per liberarsi nello spazio di mezzo secondo. Zero fronzoli, solo concretezza.
Una mentalità che piace tantissimo anche a Gian Piero Gasperini, che infatti ha difeso e promosso il suo attaccante sin dal primo giorno, arrivando perfino ad accostarlo per caratteristiche a Gianluca Vialli.
I numeri spiegano tutto
Le sensazioni trovano conferma nelle statistiche. In appena 319 minuti giocati, distribuiti su quattro partite, Malen ha calciato 27 volte verso la porta. Tradotto: un tiro ogni 12 minuti. Una frequenza impressionante.
E i gol sono arrivati subito: tre reti nelle prime quattro gare di campionato. Nell’era dei tre punti, prima di lui ci erano riusciti soltanto Batistuta, Ljajic e Nonda. Non male come compagnia.
Ma oltre ai numeri c’è un dettaglio che racconta la trasformazione della squadra: la Roma ha già imparato a servirlo. Verticalizzazioni rapide, passaggi in profondità, palloni attaccati nello spazio. Tutto studiato in allenamento, tutto funzionale al suo istinto.
La nuova arma di Gasperini
Il gioco di Gasperini vive di aggressività, duelli e attacchi diretti. Un centravanti così diventa l’arma perfetta. Perché più tiri significano più occasioni. E più occasioni significano più partite vinte. Non serve scomodare paragoni storici. Basta guardare il campo: la Roma ha ritrovato un bomber puro, uno che vive per il gol. E, dopo oltre vent’anni, è una sensazione che all’Olimpico non si provava più.
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